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EMIRATO DI BENGASI/ Quirico: in Libia è peggio di quanto succede a Gaza

DOMENICO QUIRICO analizza quanto succeso nelle ultime ore in Libia, con la nascita dell'emirato islamico di Bengasi. Le armate fondamentaliste conquistano sempre più terreno

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A Bengasi è stato proclamato l'emirato islamico, una sorta di replica di quanto accaduto a Mosul in Iraq. Da molto tempo la Cirenaica era in preda a una guerra civile praticamente ignorata dall'occidente nonostante l'uccisione del console americano in cui i fondamentalisti islamici legati ad Al qaeda e ai Fratelli musulmani cercavano di staccarsi dal praticamente inesistente governo centrale di Tripoli. L'obbiettivo è stato raggiunto e adesso a pochi chilometri dalle coste italiane ecco un nuovo lembo di quel califfato fondamentalista che conquista ogni giorno sempre più nuovi territori. Cosa questo significhi per l'Italia, l'occidente e il mondo arabo, ilsussidiario.net lo ha chiesto all'inviato de La Stampa Domenico Quirico.

 

Proclamato l'emirato islamico di Bengasi: come si è arrivati a questa situazione?

 

Ci si è arrivati grazie a una serie di clamorosi errori da parte di tutti coloro che hanno contribuito alla creazione di questo caos.  Errori che non comprendono la caduta di Gheddafi, chiariamolo, quella ci stava ed è stata una cosa positiva.

 

Quali errori allora?

 

Il modo in cui la vicenda è stata immaginata e gestita dopo la caduta di Gheddafi, ad esempio con la ricerca di alleati sul posto, personaggi del tutto screditati che non avevano nulla  di rivoluzionario o democratico ma erano residui del regime che avevano deciso di passare dall'altra parte non per ragioni ideali ma per ragioni bassamente di convenienza economica e di sopravvivenza.

 

Si può dire che l'occidente non è riuscita a capire cosa fosse realmente la Libia?

 

Certo, si è verificato un difetto di conoscenza della storia della Libia che è sempre stato un paese di tribù e non uno stato unitario. Era divisa poi per quanto riguarda la sua maggiore consistenza geo politica in due realtà ben diverse, Cirenaica e Tripolitania, due realtà di cui bisognava tenere conto. 

 

Questo auto proclamato emirato di Bengasi che reale consistenza ha, dal punto di vista politico e militare?

 

Ha una consistenza che nasce dall'esistenza di una determinazione, di un progetto politico, di una volontà militare di realizzare questo stato islamico e dal fatto che dall'altra parte c'è il vuoto. 

 

Si delineano scenari sempre più inquietanti nel mondo arabo, è così?

 

Il fatto è che ci stiamo preoccupando, giustamente, di quanto accade a Gaza che è purtroppo l'ennesimo capitolo di una vicenda che durerà per decine di anni perché insolubile, ma non ci accorgiamo che intorno a questo si sta sviluppando un problema ben più grande con conseguenze assai più gravi e molto più pericolose.

 

Tra l'altro l'Italia si ritrova adesso a pochi chilometri dalle sue coste uno stato islamico fondamentalista, che conseguenze può avere?


COMMENTI
03/08/2014 - Rinfreschiamo la memoria (Lindo Caprino)

"Si stava meglio quando si stava peggio" questo dicono ora i libici| Questi sono i frutti, largamente previsti già allora da chi ragionava con il proprio cervello, dell'insensata e delittuosa aggressione al regime libico nel 2011 da parte di U.S.A, NATO ed U.E. (con il concorso purtroppo del governo Berlusconi). In Libia allora lavorava più di un milione di lavoratori stranieri provenienti dall'Africa e dall'Asia, che, come ricordiamo bene, hanno dovuto lasciare precipitosamente il paese sotto l'incalzare anche dei nostri bombardamenti. Vediamo che cosa hanno prodotto le cosiddette (in Occidente) "primavere arabe" in Libia, Egitto e Siria! Ora ne godremo i frutti tutti quanti!