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IRACHENI IN FUGA/ "Profughi in gravi condizioni, ora è a rischio anche la Giordania"

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Sì, e invece è tutto fermo, o quasi: quando l’emergenza umanitaria è stata in Siria si è agito in fretta e furia, mentre adesso nessuno si sta comportando come in quell’occasione. Si devono fare accordi a livello internazionale per portare più gente e in meno tempo. Ma il tutto è da contestualizzare in un Paese come la Giordania, già soffocato da un altissimo numero di profughi e povero di acqua.

 

Qual è la situazione?

L’accoglienza che stiamo dando cerca di alleviare il dolore, ma la ferita di quello che è successo (e sta succedendo) è profonda: il segno non se ne va via, rimane dentro. Ho vissuto nel 1967 la guerra dei sei giorni fra Israele e Giordania e nel 1970 quella civile fra palestinesi e giordani: sto vedendo le stesse difficoltà e la stessa malvagità, se non addirittura maggiori. È una cosa che addolora enormemente: solo con la fede – che in queste situazioni diventa più “vera” – si riesce a sopportare tutto questo; nella preghiera si trova il coraggio. C’è chi pensa e ha paura che ora toccherà proprio alla Giordania subire l’ondata dell’Isis, ma nonostante questo grande timore i giordani vogliono accogliere i bisognosi dentro le loro case.

 

(Fabio Franchini)



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