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Esteri

James Foley/ Isis voleva fare uno scambio di prigionieri (oggi, 21 agosto 2014)

Il giornalista americano James Foley rapito dai musulmani due anni fa è stato decapitato dai miliziani di Isis come rappresaglia per i bombardamenti americani in Iraq

Miliziani di IsisMiliziani di Isis

Spuntano nuovi dettagli relativi al tragico rapimento e uccisione di James Foley. Dopo la notizia che il governo americano si sia rifiutato di pagare cento milioni di dollari per ottenere la sua liberazione, adesso si legge che i terroristi dell'Isis avrebbero cercato di combinare uno scambio di prigionieri. James Folley cioè contro la misteriosa Lady Al Qaeda. La donna, una cittadina americana laureata in scienze neurologiche, nel 2002 tornò nel suo paese di origine, il Pakistan, dove si legò ad Al Qaeda sposando uno degli ideatori degli attentati alle Torri Gemelle. Ricercata dall'Fbi sarebbe stata arrestata nel 2003 e detenuta in un carcere afgano fino al 2008 per poi essere trasferita negli Usa. 

Il governo inglese ha lanciato una massiccia caccia al boia del giornalista americano. Appena diffuso il video infatti si è capito che il terrorista doveva per forza essere inglese, visto il forte accento di Londra est che caratterizzava il suo delirante messaggio. Sarebbero infatti migliaia i musulmani nati e cresciuti in Inghilterra che si sono recati in Siria per combattere insieme ai fondamentalisti islamici. Un ex ostaggio poi ha detto di aver capito chi sia l'uomo, evidentemente incontrato durante la sua prigionia. Si farebbe chiamare John e apparterebbe ai Beatles, non il famoso gruppo musicale, ma alcuni estremisti di provenienza londinese. I servizi segreti inglesi stanno dunque lavorando, cominciando proprio dalla sua voce che porterebbe la ricerca nella zona est di Londra. Se l'uomo in passato era già stato fermato dalla polizia, esisterebbe dunque una sua traccia vocale digitale: confrontando la voce del video con tutte quelle in archivio identificarlo potrebbe essere facile. Certo: identificare l'assassino non vuol dire che si riuscirà a prenderlo.

Era sempre generoso, pronto a condividere il poco che aveva con gli altri ostaggi. Così Nicolas Henin, un giornalista francese che ha passato diversi mesi insieme a James Foley in prigionia in Siria lo ricorda. Era una situazione estrema, ha detto, una volta passammo una settimana ammanettati l'uno all'altro sia di notte che di giorno. Foley inoltre, essendo americano, veniva trattato peggio degli altri prigionieri: "In quelle circostanze si sviluppa un istinto di sopravvivenza per cui si arraffa tutto quello che si può. Ma lui condivideva tutto con gli altri: coperte, cibo. Tutto".

Secondo il Wall Street Journal i terroristi dell'Isis avevano chiesto un riscatto di cento milioni di dollari per la liberazione di James Foley. A dirlo il direttore del giornale online per cui lavorava Foley, il Global Post. La richiesta di denaro sarebbe stata fatta al giornale stesso e alla famiglia del reporter, ma venne rifiutata, non si sa se dai diretti interessati o per intervento del governo americano. La scorsa settimana poi il giornale e la famiglia Foley ricevettero una mail in cui si diceva loro che i terroristi avevano deciso di uccidere l'ostaggio. 

Domenico Quirico, da ex ostaggio della jihad islamica, sa cosa vuol dire essere tenuto prigioniero dai brutali assassini islamici. In un articolo di oggi riflette sulla uccisione del reporter americano James Foley e soprattutto su chi siano i suoi carnefici ricordando anche la decapitazione di un altro giornalista americano avvenuta una decina di anni fa, Daniel Pearl. "Entrambi gli assassini si considerano, e sono, buoni musulmani: hanno recitato le loro preghiere con fervore e secondo i tempi e la regola, combattono la guerra santa, non fumano, non bevono, portano i capelli la barba e le vesti come il profeta, non toccano cose impure, fanno l’elemosina ai poveri, si ripromettono, quando il jihad sarà finito, di compiere il pellegrinaggio" dice Quirico. Aggiungendo che questi carnefici non hanno dubbi o pentimenti e che possono fare tutto quello che vogliono, "non perché dio non esiste, ma proprio perché dio esiste". E' questo, dice ancora, che l'occidente non ha capito. 

Caccia al Black Beatle. Si chiama o si fa chiamare, John il boia del giornalista americano ucciso due giorni fa in Siria. Come denunciato dal governo inglese l'uomo che parla nel video aveva un forte accento di Londra est. E' risaputo poi che sono centinaia se non migliaia i musulmani inglesi che si sono recati in Siria negli ultimi mesi per combattere insieme ai fondamentalisti islamici. Secondo quanto poi comunicato da un ex  ostaggio, l'uomo in questione è originario di Londra e si fa chiamare John, e faceva parte di una gang di jihadisti inglese denominata The Beatles. 

Dopo la decapitazione del giornalista americano James Foley, Barack Obama ha tenuto un discorso dal Massachusetts, dove si trova in vacanza sino a domenica. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che non c’è posto per i miliziani dell’Isis nel 21/mo secolo. “L'Isis non ha alcuna ideologia di qualsiasi valore per gli esseri umani. La loro ideologia è fallita. Così ha detto il presidente. «Nessuna fede insegna alle persone a massacrare innocenti. Nessun Dio potrebbe sopportare quello che hanno fatto ieri e quello che fanno ogni giorno», ha aggiunto. Poi ha dichiarato che quando viene fatto del male a degli americani in qualsiasi parte del mondo, “noi facciamo ciò che è necessario per far si che venga fatta giustizia”. Il presidente Obama ha poi detto che gente come i miliziani dell’Isis sono destinati a fallire perché il futuro è sempre di coloro che costruiscono e non di chi distrugge. Obama ha poi chiamato in causa tutti: «Ci deve essere uno sforzo comune per estrarre questo cancro, una cooperazione mondiale per fermare l'Isis». Infine il presidente Usa ha parlato con la famiglia del giornalista: «Ho parlato con la famiglia di Foley e gli ho detto che abbiamo tutti il cuore spezzato per la loro perdita e che ci uniamo a loro per onorare Jim. Oggi diremo una preghiera per Jim e per coloro che sono ancora in mano all'Isis». Poi ha concluso: I miliziani «dichiarano la loro ambizione di commettere un genocidio contro un antico popolo».

Guardare, duplicare e diffondere il video che mostra l'uccisione del giornalista americano James Foley può essere considerato un reato. Lo fa sapere Scotland Yard spiegando che un uso pubblico o la diffusione online del video secondo la legge inglese anti terrorismo può essere punibile come un reato criminale. La nota evidentemente fa riferimento ai molti simpatizzanti di Al Qaeda presenti in Inghilterra che potrebbero usare il video per scopi propagandistici, tenendo conto che lo stesso boia che ha ucciso il giornalista sembra sia un cittadino inglese.

Ci opporremo allo stato islamico con ogni respiro del nostro corpo: così stamane il ministro degli esteri inglese Foley che ha anche detto che Isis ha dichiarato guerra al Regno Unito e all'occidente. Quello che colpisce oggi gli inglesi è il fatto che il boia che ha decapitato il giornalista americano rapito in Siria sia un cittadino inglese. Se ne dice convinto il ministro Foley, dopo aver sentito nel video il terrorista parlare con un evidente accento inglese. Cosa che  conferma i legami sospettati da tempo tra Europa e jihadismo mediorientale. Molti infatti sono i musulmani inglesi che sono andati a combattere in Siria e che potranno tornare a casa fra breve, portando in Europa la loro follia. Il ministro ha anche fatto sapere che soldati britannici potranno essere inviati presto in Iraq per addestrare le truppe irachene e che l'Isis è un cancro che può diffondersi in tutto il mondo.

Sono fiera di mio figlio. Così la madre del giornalista americano James Foley ha commentato la notizia dell'uccisione del figlio. Ha dato la vita per raccontare al mondo la sofferenza del popolo siriano, ha aggiunto. Diane Foley ha poi lanciato un appello ai terroristi dicendo di risparmiare la vita degli altri ostaggi innocenti. "Ringraziamo Jim per tutta la gioia che ci ha dato. È stato straordinario, come figlio, fratello, giornalista e persona" ha concluso.

E' il nuovo Afghanistan: così  Souad Sbai, scrittrice e politica italiana di origine marocchina, ha commentato le immagini del giornalista americano decapitato dai terroristi islamici in Siria. "Una risposta drammaticamente chiara a chi parla, senza cognizione di causa, di dialogo con il jihadismo terrorista dell’ISIS. Un reporter decapitato e uno che rischia di esserlo nelle prossime ore sono il risultato dei tentennamenti e delle giustificazioni della politica mondiale, relativista e debole, verso un’organizzazione terroristica che compie massacri, stupri e sequestri ogni giorno" ha aggiunto. La morte del giornalista, ha detto ancora, non smuoverà le coscienze di chi da anni cerca un dialogo con i terroristi, ha aggiunto, dicendo che questi criminali si trovano ovunque, anche in Europa. Un terrorismo, ha concluso, che si nutre del pressappochismo e della ignorante dietrologia di politici e intellettuali che credono di poter dialogare con questi assassini.

Secondo quanto riportano oggi i media inglesi, il boia che ha decapitato il giornalista americano James Foley in Siria, potrebbe essere un inglese. Nel video diffuso sulla Rete infatti lo si sente parlare con evidente accento inglese. Si sa che molti musulmani inglesi sono andati in Siria negli ultimi anni a combattere a fianco dei terroristi assassini di Isis. Se fosse vero, la già terribile notizia dell'uccisione del giornalista americano sarebbe ancora più inquietante.

Un video raccapricciante, subito tolto da youtube, e adesso visibile solo nei suoi primi minuti, non meno drammatici. E' il video che i terroristi musulmani di Isis hanno postato con le immagini della decapitazione del reporter americano James Foley, rapito due anni fa, e decapitato come rappresaglia per i bombardamenti americani in Iraq. Si intitola "messaggio all'America" e mostra il giornalista, capo rasato e lunga veste arancione simile a quella che indossano i prigionieri islamici a Gauntanamo, inginocchiato a fianco del suo boia mascherato mentre accusa Obama e gli Usa di averlO fatto morire per colpa dei bombardamenti in atto. Nel resto del video, adesso censurato, si vedeva il corpo dell'uomo decapitato con la sua testa insanguinata posata sul grembo. C'è un altro americano nelle mani dei folli assassini sanguinari islamici, Steven Joel Sotloff, di cui non si hanno notizie dall'agosto 2013, e anche per lui è stata annunciata la stessa sorte di Foley.

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