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Esteri

REPORTER DECAPITATO/ Sbai: tutta colpa dei "fratelli musulmani" di Obama

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

Che fatalmente, dopo l’abbandono dell’Iraq nelle mani di terroristi ben conosciuti anche prima di quest’anno, gli Usa paiono restii a mettere in campo; anche Papa Francesco ha deciso di parlare con chiarezza e nettezza della possibilità di un intervento per “fermare”, ci ha tenuto a ribadire la parola, l’aggressione del terrorismo jihadista in Iraq. Il piano del Cairo ha dato i suoi frutti avvelenati: l’estremismo è risorto dalle ceneri della repressione dei "raìs" e avanza indisturbato verso l’Occidente. Laddove trova terreno fertile, cuori deboli e politici assuefatti da Twitter e intenti a risolvere una crisi economica costruita ad arte. Ormai congelati dal buonismo e dal gelido rispetto di un multiculturalismo che ha creato mostri. 

È un momento di lutto e di dolore per la morte orrenda di Foley e per la sorte dell’altro reporter che rischia di fare la stessa fine, ma è anche un momento di domande: dove sono gli altri rapiti in quel quadrante? Dov’è padre Dall’Oglio? Chi ha in mano vite innocenti che potrebbero presto essere sacrificate? Ecco, davanti a noi, il risultato della campagna denigratoria contro i moderati, accessoria all’ascesa dell’integralismo organizzato: coloro che hanno lottato e denunciato per anni, beccandosi processi e calunnie di ogni genere, oggi sono silenziosi, hanno preferito non esporsi, sono stati seppelliti dalla malvagità di chi, al di qua e al di là dell’Oceano, ha sponsorizzato il terrorismo, travestendolo da agnello impaurito.

A chi chiedere aiuto oggi? A chi spiegare che l’obiettivo è sempre e solo l’Occidente? Di chi fidarsi, quando coloro che avevano giurato di proteggere la pace nel mondo hanno armato i tagliatori di teste e permesso l’infiltrazione nella società di bombe ad orologeria pronte ad esplodere dietro la nostra porta? 

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