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ERBIL/ La fede dei cristiani perseguitati non è diminuita

Pubblicazione:venerdì 22 agosto 2014

foto: Infophoto foto: Infophoto

La fede dei cristiani perseguitati, che hanno dovuto lasciare le loro case in Iraq e hanno trovato rifugio in Kurdistan, non è diminuita. "La fede è la ragione per la loro vita. E nonostante la persecuzione, i bambini indossano rosari intorno al collo e le persone non nascondono i loro tatuaggi di croci o le loro medaglie che li identificano come cristiani, ", ha raccontato alla “Cna” Maria Lonzano, direttore delle comunicazioni di “Aid to the Church in need”, che si è recata a Erbil insieme al presidente Johannes Heereman e al direttore del programma dell’organizzazione, Regina Lynch, in una missione per valutare i bisogni delle persone sfollate. Una testimonianza della loro fede, ha raccontato Lonzano, è stato quando ha incontrato una donna di 90 anni, che le ha detto di essersi portata via da Mosul un piccolo pacchetto con dentro i suoi libri di preghiere. Libri scritti in aramaico a mano. Una missione la loro che serve a far sentire ai rifugiati la loro vicinanza. Lonzano ha anche visto la chiesa stracolma di gente in preghiera e che cantava in aramaico. "Qualcosa deve essere fatto in modo che possano continuare a pregare, lodare e cantare in quella lingua e in quella terra.", dice Lonzano. Da Erbil a Dohuk, per visitare più di 60.000 altri sfollati, insieme all’arcivescovo caldeo di Mosul, Emil Nona, anche lui rifugiato. Insieme hanno visitato anche Mangesh, un villaggio vicino a Dohuk, dove 300 famiglie cristiane stanno ospitando 77 famiglie siriane fuggite dalla zona di Alqosh. Nona ha promesso loro altre tende e alcuni ventilatori, per sopportare le temperature elevatissime, dove le famiglie sono costrette a vivere numerose in una stessa tenda. In totale ci sono più di 1,2 milioni di sfollati interni in Iraq e più di 9 milioni di siriani sfollati. Aid to the Church in need ha stanziato un milione di dollari per aiutare i cristiani perseguitati. (Serena Marotta)



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