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L'INTERVISTA/ Pizzaballa: Iraq e Terra Santa, senza perdono non c'è giustizia

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Papa Francesco durante l'ultimo viaggio in Terra Santa (Infophoto)  Papa Francesco durante l'ultimo viaggio in Terra Santa (Infophoto)

Direi che non è una critica implicita; è esplicita.

La pace si può fare davvero o è soltanto un fine auspicabile?
Dipende da cosa le si vuol mettere dentro. "Pace" è una bella parola, forse abusata. La pace finale ci sarà soltanto quando il Signore la instaurerà in maniera definitiva. Nel frattempo, noi che siamo qui dobbiamo costruirla continuamente, perché non è mai data una volta per tutte.

Il 25 maggio scorso, nella Basilica del Santo Sepolcro, Francesco disse "Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza", e cioè la Resurrezione. Chi "ruba" oggi la speranza? E che cosa devono fare i cristiani per non lasciarsela sfilare?
Ruba la speranza chi non crede, chi cade preda della logica della paura o chi si lascia avvolgere dalla logica di chi è anticristiano. E questo vale per tutti, cristiani e no. Il cristiano, proprio in queste circostanze drammatiche, deve rispondere con l'essere ancora più cristiano. Non possiamo prescindere dalla Croce.

Le sarà certamente capitato di parlare con persone che le manifestano la volontà di andarsene, di abbandonare la propria terra. Lei che cosa risponde?
Se da un lato, quello umano, comprendo, dall'altro cerco di far capire le ragioni importanti per restare. Ma sempre con molto rispetto e comprensione, perché poi bisogna anche essere concreti, non solo richiamare un ideale. Che va sempre proposto nel totale rispetto delle libertà.

C'è un compito che solo i cristiani possono svolgere in Medio oriente e in Terra santa?
I cristiani devono poter vivere liberi come gli altri. Poi c'è una missione che è propria del cristiano, però non so come in questo momento possa realizzarsi. Forse al momento non è possibile.

Qual è questo compito che reputa così difficile?
Il perdono. Non si può parlare di giustizia senza parlare di perdono. Ma forse questo, ripeto, non è il momento. Bisogna attendere in silenzio.

Che cosa intende dire?
Quando ci sono solo le urla è impossibile ascoltare chi parla. C'è un momento per tutto, dice il Qoelet, ma in questo tempo di così grande male e di così grande dolore, è difficile parlare di perdono. La prospettiva però deve esserci, è quello il nostro compito.

(Federico Ferraù)



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