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L'INTERVISTA/ Mons. Tomasi: Iraq, nessuno usi la fede per fare politica

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Mons. Silvano Maria Tomasi (Immagine d'archivio)  Mons. Silvano Maria Tomasi (Immagine d'archivio)

La Chiesa cerca anzitutto il dialogo costruttivo e portatore di pace. L'uso della violenza ha prodotto sempre effetti nefasti. La stessa idea di scontro è aliena alla cultura cristiana. Ma non si può negare che la matrice culturale e religiosa che ispira gruppi fondamentalisti, non solo in Medio Oriente, implichi un elemento di scontro e non accetti la via maestra indicata dal cristianesimo per le relazioni tra persone e popoli che è quella dell'amore. Assistiamo ancora una volta alla strumentalizzazione della religione per mascherare altri interessi.

 

Altri hanno accusato Francesco di una reazione tiepida nei confronti dell'islam. Che ne pensa?

La grande sensibilità di papa Francesco per le sofferenze dei Cristiani e di altre vittime della violenza causata da gruppi fondamentalisti in vari Paesi mostra una ricerca nuova di affrontare la questione, evitando di aumentare i contrasti e di fare appello alla ragione e alla coscienza die persecutori attraverso il male che causano nella speranza che si possano ravvedere. Questo tanto più perché la religione è strumentalizzata per scopi ad essa estranei.

 

Organismi internazionali come le Nazioni Unite, che dovrebbero essere ispirati a principi di giustizia, spesso sono soggette a forti influenze ideologiche che appaiono pregiudicare o smentire quegli stessi principi ispiratori: può un Papa appellarsi a organismi cui è capitato, direttamente o indirettamente, di attaccare la Chiesa per le sue posizioni in materia morale e di pastorale familiare? 

Il dibattito per una riforma delle Nazioni Unite è in corso da qualche anno. Ringiovanire questa istituzione nata alla fine della seconda guerra mondiale mi pare sia un desiderio abbastanza generale anche se mettere mano concretamente ad una riforma presenta rischi. Non è solo per le Nazioni Unite che il gap tra l'ideale e la realtà quotidiana esiste. D'altra parte, se le Nazioni Unite non ci fossero, occorrerebbe inventarle. È un punto critico di incontro dei vari paesi del mondo e offre quindi la possibilità di dialogare e prevenire malintesi e conflitti. Su alcuni valori importanti, come la famiglia, ci sono differenze sostanziali specialmente tra esperti onusiani e tradizione cattolica. Si è presenti comunque in questa arena internazionale per testimoniare appunto il nostro punto di vista e spiegare perché lo consideriamo un bene per tutta la famiglia umana. Nella ricerca della pace, per esempio, e nella difesa dei diritti dei popoli in via di sviluppo, esiste una notevole convergenza di vedute. Certo occorrerà vigilare che le ideologie di funzionari o di uno o un altro Stato non vengano imposte senza consenso.

 

Oggi il tema dell'immigrazione è molto spesso travisato e piegato in modo strumentale. Motivi religiosi, unitamente alla fuga dall'estrema povertà, dunque essenzialmente un desiderio e un bisogno umano, trovano sorde le società più ricche. Dovremmo invece accogliere tutti?

Nella nostra società globalizzata alla libera circolazione di merci e servizi non corrisponde quella delle persone. D'altra parte Paesi sviluppati, come quelli europei, per ragioni economiche e demografiche hanno bisogno in certi settori di manodopera straniera. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno estremamente complesso che richiederebbe una lunga discussione. 


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