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Esteri

L'INTERVISTA/ Mons. Tomasi: Iraq, nessuno usi la fede per fare politica

Mons. Silvano Maria Tomasi (Immagine d'archivio)Mons. Silvano Maria Tomasi (Immagine d'archivio)

In maniera telegrafica potrei dire che l'immigrazione non deve essere manipolata per scopi elettorali, spaventando l'elettorato; che canali legali per l'accoglienza degli immigrati devono essere adeguati; che la solidarietà deve essere attuata in maniera ordinata per evitare le tragedie alle quali quotidianamente assistiamo nel Mediterraneo e per rispettare il bene comune dei Paesi di arrivo. Non dimentichiamo che il primo diritto è quello di rimanere nel proprio Paese con una vita degna. Perciò collaborare per creare posti di lavoro nei Paesi di origine dei flussi migratori e sostenere quegli sviluppi politici e sociali che garantiscano la qualità della vita diventa la via per rendere l'emigrazione una scelta e non una necessità.

 

La Ue ha detto al governo italiano che non sono possibili nuovi aiuti per fronteggiare gli sbarchi. Cosa pensa di questo fatto?

I confini dell'Italia nel Mediterraneo sono anche i confini dell'Unione Europea. Mi sembra un dato cosi specifico che richiede un'azione collettiva per gestire correttamente gli arrivi di emergenza dalla sponda sud. Il futuro dell'Ue per essere costruttivo, mi pare esiga una solidarietà reale nell'affrontare gli arrivi delle masse disperate di persone che cercano asilo politico e sopravvivenza. Una vera politica europea puo mettere assieme una governance ordinata dei flussi migratori e la solidarietà dovuta verso quelli che "bussano alla sua porta". Mi sembra che la gravità di questa situazione non possa essere relegata ad un solo membro, ma all'Unione nel suo insieme, se vuole essere conseguente con le sue aspirazioni.

 

Il titolo del Meeting suggerisce che, da qualunque "periferia" provenga, l'uomo non sia lasciato solo dal destino. Spesso la storia invece smentisce il desiderio di bene dell'uomo. Qual è il suo punto di vista su questo? Come la interroga il titolo del Meeting? 

Oggi si moltiplicano i focolai di violenza in giro per il mondo e diventa scoraggiante la realizzazione che dietro queste tragedie ci sono volti concreti di persone che agiscono ai danni del loro prossimo. Eppure la storia ci mostra che le vittime alla fine determinano il suo cammino. Le prime pagine del Vangelo ce ne danno una lezione. Vediamo persone insignificanti e senza potere nella loro società, Giuseppe, Maria, i pastori, il vecchio Simeone ed altri anonimi che costituiscono il contesto sociale in cui nasce e cresce Gesu. Non è Erode o il Sommo Sacerdote che determinano il futuro della Storia, ma queste persone umili e forti della loro fede: erano alla periferia, ma rimangono ancora il centro per tutti noi.

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