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UCRAINA/ Filonenko: così la nostra dignità ha sconfitto il potere anonimo

Pubblicazione:lunedì 25 agosto 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 25 agosto 2014, 11.37

Scontri sul Majdan nell'inverno scorso (Infophoto) Scontri sul Majdan nell'inverno scorso (Infophoto)

Si pensava che gli ucraini fossero figli dell'Unione Sovietica educati ad accettare la violenza sistematica da parte dello Stato, ma i vent'anni di indipendenza non sono passati invano e la questione della dignità li tocca più profondamente dei suoi interessi politici e della libertà. Per me, e credo anche per molti altri ucraini, è stata una sorpresa scoprire che il mio popolo, così indifferente alla politica, è toccato sul vivo quando colpiscono la sua dignità umana, che questo senso di dignità sta più a cuore del desiderio di ordine politico.

 

Esiste dunque una periferia buona e una periferia cattiva?

Io dividerei i due concetti. Posso rispondere con una storia. Un mio conoscente, un pittore ucraino famoso, Makov, alcuni anni fa ha chiesto ai suoi amici in tutto il mondo di mandargli delle cartoline indirizzate nel paese UTOPIA, ma scritto in modo che la parte centrale della parola fosse tra parentesi e rimanessero in rilievo solo la prima e l'ultima lettera, UA, cioè la sigla internazionale dell'Ucraina. E tutte queste lettere e cartoline sono arrivate a destinazione; con questo lui intendeva dimostrare che ci trovavamo ancora a tutti gli effetti nello spazio dell'utopia. A me sembra che molte società e molti Stati permangano ancora in questa condizione utopica del potere anonimo, ma quando avvengono dei fatti che toccano la dignità della persona la gente scopre con stupore di non trovarsi nello spazio dell'utopia ma alla periferia, e se questi mondi e questo spazio utopico sono il frutto di una costruzione e progettazione umana, di una mobilizzazione artificiale, la periferia è sempre un miracolo, è sempre la sfida della realtà alla persona, rispondendo al quale grazie si decide la questione della propria libertà.

 

E tutti i richiami del papa alla pace sono solo belle parole o hanno anche una reale forza spirituale?

Penso che oggi abbiamo riscoperto uno dei peggiori dualismi del periodo post sovietico, e cioè la divisione tra la fede e la nostra vita pubblica, sociale e politica. È ormai chiaro che noi come cristiani non possiamo lavarci le mani dalla politica in quanto tale, ma è altrettanto vero che dobbiamo domandarci cosa sia una politica cristiana oggi. Per me come cristiano è chiaro che la prima e più elementare definizione di politica cristiana è  che dev'essere una politica di pace e di speranza. Veramente quello che si è visto nei tre mesi di resistenza sul Majdan è stata una protesta che voleva essere pacifica, che si è sforzata di esserlo, che per tre mesi ha fatto di tutto per evitare la violenza, e per raggiungere i propri scopi in modo pacifico. Davvero è stato il tentativo di una nuova opera di pacificazione, che è stato coronato dal fatto di avere ottenuto la nascita di uno Stato diverso.

 

(Marta Dell'Asta) 



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