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STATO ISLAMICO/ Sbai: ecco perché tutti terroristi cercano di riavere Aafia Siddiqui

Pubblicazione:mercoledì 27 agosto 2014

Aafia Siddiqui, Aafia Siddiqui, "lady Al Qaeda" (Immagine d'archivio)

Sono due le domande che occorre porsi quando spunta fuori il nome di Aafia Siddiqui, colei che abbiamo imparato a conoscere come "Lady Al Qaeda": chi è? Ma soprattutto, quanto è importante per finire sempre sul taccuino dei riscatti del jihadismo internazionale? Non a caso il suo nome è spuntato anche nel riscatto presunto richiesto per la liberazione del povero Foley, decapitato dallo stato islamico. Di lei si sa davvero poco. E anche quel poco è ammantato da un mistero che anche chi le è vicino, probabilmente, contribuisce volutamente a mantenere. Le sole certezze sono la sua provenienza geografica, il Pakistan, e che sconta una pena di 86 anni di reclusione negli Stati Uniti. 

E qui emerge il primo mistero: la Siddiqui è infatti detenuta non per essere un pezzo da novanta del terrorismo jihadista internazionale, come in molti ritengono che sia, bensì per aver tentato di sparare a degli agenti durante il suo interrogatorio. Afghanistan, Talebani, diamanti in Liberia, Algeria, vedova di una delle menti dell'11 settembre, unica detenuta donna a Bagram, laureata al Massachusetts Institute of Technology. Questi e tanti altri particolari, veri o presunti, rendono l'affaire Siddiqui ancora più intrigante per chi volesse capire davvero la rete di legami e di passaggi nascosti nel jihadismo qaedista degli ultimi quindici anni. Ma sicuramente, almeno per quel che se ne sa, l'aspetto più importante e inquietante della storia della Siddiqui è l'essere stata trovata in possesso, durante il suo arresto in Afghanistan, di materiali chimici. 

Qual è realmente il ruolo di questa donna, che in molti vedono come una sorta di anima grigia del terrorismo qaedista: esperta in armi "non convenzionali"? Oppure la mente oscura che ha studiato e messo a punto i processi di indottrinamento più avanzati in mano ad Al Qaeda? Non dimentichiamo infatti, ma qui siamo nel campo delle ipotesi e delle supposizioni, che la Siddiqui si è laureata al Mit in scienze neurologiche e si potrebbe legittimamente pensare che possa aver avuto un ruolo chiave, se non primario, nella realizzazione di modelli di indottrinamento e di costruzione del "jihadista perfetto". Modelli che oggi vediamo sfruttare da ogni nucleo estremista per reclutare adepti e kamikaze in tutto il mondo, cosa che si va ad incrociare alla perfezione con la crescita esponenziale dell'adesione al jihad in Afghanistan, Siria e Iraq da tutto il mondo. Chi sia realmente Aafia Siddiqui, 42enne neurologa pakistana detenuta negli Usa e da tempo unico obiettivo dei riscatti jihadisti, è quindi difficile dire. 


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