BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIARIO ECUADOR/ Amparito e le altre, il dono di incontrare (di nuovo) il cristianesimo

STEFANIA FAMLONGA, responsabile Avsi in Ecuador, oggi al Meeting di Rimini racconta come si può, grazie ad un incontro inaspettato, reimparare di nuovo e continuamente il cristianesimo

Il quartiere di Pisulli a Quito, in Ecuador (Immagine d'archivio) Il quartiere di Pisulli a Quito, in Ecuador (Immagine d'archivio)

Mi chiamo Stefania, da 11 anni vivo in Ecuador a Quito e lavoro per Avsi. Lavoriamo in una "invasione" di nome Pisulli, un quartiere marginale della capitale, Quito. Pisulli è situato su di una collina a circa 3000 metri di altezza, "invasa" (all'inizio in un modo anche violento) da migliaia e migliaia di abitanti che in questi ultimi 25 anni hanno raggiunto la capitale provenendo da tutto il resto del paese, occupando questi terreni che erano abbandonati, per costruire lì la loro casa e per cercare un lavoro nella città. 

La gente di Pisulli vive in abitazioni molto piccole, nella maggior parte dei casi la famiglia allargata (figli, genitori, nonni, zii) vive insieme, in case di cemento e in alcuni casi di legno e spesso senza i servizi di base necessari (fognature, strade asfaltate, telefono e in alcuni casi senza acqua né luce). In un quartiere di circa 15mila abitanti accompagniamo quotidianamente (attraverso il sostegno a distanza di Avsi), 500 famiglie e i loro figli, dai bambini piccoli negli asili – alcuni dei quali nelle case - ai bambini delle elementari nel doposcuola, dai giovani nel tempo al di fuori della scuola fino e soprattutto ai genitori, accompagnandoli in quello che è il loro compito di educare. Spesso infatti in queste situazioni disagiate è facile pensare di non essere capaci di educare i propri figli o di non averne i mezzi e gli strumenti necessari.

Sono quartieri dove la violenza è molto diffusa, specie sulle donne e tra i giovani, insieme alla droga e alle armi. Ma soprattutto è diffusa la violenza nei rapporti più quotidiani, quella di uomini abbandonati alle reazioni e all'istinto e alla ricerca di espedienti per vivere la giornata, senza progetti e speranze per il futuro. Quella violenza che nasce molto spesso dalla delusione della vita in città, che è più complessa di quanto uno si immagini, lasciando la propria terra e le proprie radici, e che genera una profonda sfiducia e solitudine tra le persone. 

Quando sono arrivata lì nel 2003 io avevo già lavorato in Romania con i "poveri" e pensavo di sapere qualcosa della vita e della povertà, facilitata, pensavo io, dal fatto di essere cristiana e cattolica, dall'avere già lavorato per Avsi anteriormente, dal fatto di essere europea e senza dubbio dal fatto di avere le risorse economiche, cosa che sempre fa sentire un po' "superiori". 

Pochi mesi dopo che ero a Quito ho conosciuto Amparito e insieme a lei le prime donne di Pisulli che iniziarono a lavorare con noi. Incontrandole ricordo che ero colpita dal loro interesse e dalla loro apertura verso di me e da quello che proponevo, cioè il lavoro con le famiglie. Vedevo in loro una umanità molto genuina, trasparente, curiosa, senza schemi né pregiudizi in mezzo a tutto il disagio anche materiale e al dolore che vivevano. 


COMMENTI
29/08/2014 - Testimonianza (Luca Ribolini)

Grazie, Stefania. Luca Ribolini