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UCRAINA/ Dalla periferia al centro: la rivoluzione della tenerezza

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Andrej Rublev, Cristo salvatore (XV sec.) (Immagine d'archivio)  Andrej Rublev, Cristo salvatore (XV sec.) (Immagine d'archivio)

Ora è proprio grazie ad una tale rilettura valorizzante della vulnerabilità che la pazienza diventa una virtù. Anziché sfociare nella rassegnazione prepara la speranza. Un popolo che si scopre vulnerabile e periferico, una volta che arriva a considerare una tale coscienza come una delle circostanze attraverso le quali Dio risponde alle proprie preghiere, non può non manifestare una speranza tanto più indomabile quanto più alimentata dalla convinzione che Dio agisce. 

Ma la consapevolezza della propria perifericità e della propria vulnerabilità alimenta anche qualcos'altro: la capacità di essere riconoscenti per ogni rapporto umano che arriva, "per ogni respiro libero". La gratitudine verso Dio è una diretta conseguenza della consapevolezza della propria povertà di spirito. Proprio per questo l'uomo canta. Il canto di lode verso Dio è l'espressione conseguente di una tale gratitudine. "L'essenza della teologia non consiste nel dare un giudizio bensì nel cantare Dio"; quest'affermazione di Dionigi l'Aeropagita diventa una virtù costitutiva dell'uomo nuovo. 

Ed è in un tale contesto che l'uomo si rende testimone ed agisce come tale. Infatti, come dice il metropolita Antonij "il frutto della vita è la gratitudine, ma questa deve portare frutto". L'esperienza della periferia non produce solo gratitudine per ogni incontro, essa è anche luogo di educazione al giudizio ed alla compassione, una spinta alla testimonianza. Il recupero dell'umano arriva così a porre la tenerezza al posto dell'indifferenza. 

L'analisi di Alexsandr Filonenko produce così un'antropologia che nasce e si consolida all'interno di un avvenimento storicamente visibile, un avvenimento che è riletto a partire da una presenza efficace dell'Altro che comunica con l'uomo attraverso le circostanze. La prospettiva tracciata rilancia su interrogativi di importanza straordinaria. Un Dio che parla attraverso la nostra vulnerabilità e la nostra ricorrente marginalità; un Dio che attraverso questo ci spinge alla pazienza, alla speranza, alla gratitudine, al giudizio, alla testimonianza ed alla compassione finisce immancabilmente per fondare un uomo nuovo, un uomo che edifica e che costruisce.

Se il destino non ha lasciato solo l'uomo, l'analisi di Filonenko che parte dall'esperienza di una delle periferie del mondo vuole essere costitutiva di una nuova concezione dell'uomo, direttamente antitetica a quella attualmente dominante. All'interesse si contrappone la gratitudine, al conflitto la pazienza, all'individualismo la testimonianza, la compassione e la tenerezza. Se è Dio che rende possibile tutto questo attraverso una dinamica dell'incontro e della relazione con gli altri, non si può non andarne alla ricerca.



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