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EBOLA/ Dalla Sierra Leone: "La gente ha paura, scappa dagli ospedali e si nasconde nei villaggi"

Pubblicazione:martedì 5 agosto 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 5 agosto 2014, 11.16

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Dal 25 maggio la Sierra Leone sta vivendo un’emergenza nazionale che ha portato paura tra la popolazione, in particolare nelle zone rurali della provincia orientale. Tra marzo, quando venne dichiarato lo scoppio dell’epidemia di Ebola in Guinea, e la fine di maggio, non si erano verificati casi di persone affette dal virus in Sierra Leone, ma a partire dal 25 maggio, nel giro di soli due mesi, 405 sierraleonesi sono stati infettati e 182 sono deceduti a causa della terribile epidemia. I numeri si alzano a 454 casi e 219 morti se si considerano i casi probabili e sospetti, non confermati da test clinici, portando così la Sierra Leone ad essere il paese più colpito tra i 3 del West Africa (Guinea, Liberia e Sierra Leone).[1]

La buona notizia sembra essere che ad oggi l’emergenza in Guinea stia rientrando, vedendosi ridurre ogni settimana i nuovi casi di persone infette. Al contrario, la Sierra Leone sembra trovare molte difficoltà nel limitare l’epidemia che si sta invece diffondendo ad altre aree del paese oltre al distretto di Kailahun (nella Provincia Est, sul confine con la Guinea da dove l’epidemia ha avuto inizio).

Da giugno il governo e la società civile hanno rafforzato le misure di prevenzione al fine di limitare la trasmissione del virus che avviene in modo molto rapido attraverso il contatto con fluidi corporei di persone infette. Dopo aver vietato i momenti pubblici di aggregazione (teatri, cinema, night clubs…), creato checkpoint e aver chiuso le scuole nel distretto di Kailahun, il governo ha deciso di rimandare a fine agosto gli esami pubblici di terza media che erano previsti per le prime due settimane di luglio per tutte le scuole della nazione. Nelle ultime settimane inoltre, anche noi che viviamo nella capitale Freetown cominciamo a percepire una certa tensione testimoniata da alcune misure precauzionali messe in atto in ormai tutti i luoghi pubblici, come per esempio i supermercati, dove i gestori invitano tutti i clienti a lavarsi le mani con acqua e cloro messa a disposizione agli ingressi (il cloro sembra essere l’unica sostanza in grado di uccidere il virus); oppure in chiesa durante la santa messa, su invito dei vescovi, lo scambio della pace solitamente fatto con una stretta di mano è stato sostituito da un inchino con la mano destra sul cuore, mentre l’eucarestia non viene più data dal sacerdote nella bocca del comunicante ma nella mano.

 

[1] World Health Organization website, update of 20th July 2014. 


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