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Esteri

VIRUS EBOLA 2014/ L'esperto: la dichiarazione d'emergenza è un atto dovuto

Virus Ebola 2014: è stata ufficializzata oggi la notizia di emergenza di livello internazionale da parte dell'Oms. I paesi colpiti dall'epidemia: Liberia, Sierra Leone, Nigeria e Guinea.

(Infophoto)(Infophoto)

La decisione dell’Oms di definire l’epidemia di Ebola un’emergenza internazionale è "un atto dovuto perché la situazione in Africa non è certo rassicurante". Lo ha detto Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, ai microfoni di Adnkronos Salute. “Guinea, Liberia e Sierra Leone ancora non riescono a tenere sotto controllo il problema, specialmente in un paio di aree, e quello che forse fa alzare il livello di guardia sono i casi registrati in Nigeria, anche se per ora sono limitati a persone che avevano avuto contatti noti con il malato che era arrivato dalla Sierra Leone", ha spiegato l’esperto. Per quanto riguarda l’Italia, "siamo uno dei Paesi più attrezzati" per l'eventuale rimpatrio di persone infette, mentre l’Aeronautica militare italiana “ha già messo in pratica queste procedure, certamente in circostanze meno gravi, ma è assolutamente in grado di affrontare la situazione grazie al personale addestrato ad hoc. Siamo fra pochi Paesi ad avere questa possibilità, ma speriamo che non succeda. Per noi, per ora, non cambia nulla, è un'emergenza internazionale, ma soprattutto una crisi limitata alla regione africana".

I rischi di un'epidemia in Italia sono bassi, come più volte annunciato dal ministero della Salute, ma il nostro Paese non può comunque dirsi totalmente al sicuro da un’eventuale diffusione del virus Ebola. E’ quanto ha detto Walter Pasini, direttore del Centro travel medicine and global health. "Fino ad ora i Paesi maggiormente colpiti sono Guinea, Liberia, Mali e Sierra Leone, ma il contagio si può diffondere attraverso viaggiatori ad altri paesi africani, specie in quelli densamente popolati o estesi come Nigeria e Repubblica Democratica del Congo o in altri come Sudan e Uganda dove già in passato si erano verificate epidemie di Ebola", ha detto. "E' piuttosto improbabile - ha aggiunto l'esperto - che l'infezione possa raggiungere l'Italia attraverso le centinaia di barconi di disperati che raggiungono le nostre coste considerando la severità della malattia e l'ubicazione dei focolai epidemici attuali, tuttavia una possibilità teorica non si può escludere considerando che il periodo di incubazione dura 2-21 giorni e che l'epidemia coinvolga un numero maggiore di paesi africani bene maggiore, rendendo più prossima al nord Africa l'area del contagio".

Dopo che l’Oms ha ufficialmente stabilito che l’epidemia di Ebola in corso in Africa occidentale è una “emergenza di salute pubblica di livello internazionale”, il governo dovrebbe “seriamente riflettere sull'ipotesi di una chiusura delle frontiere, tema che anche altre nazioni europee si sono poste, pensando di dirigere la solidarietà sui territori di provenienza dei profughi, attraverso un rafforzamento dei progetti di cooperazione internazionale, piuttosto che continuare a dilapidare risorse pubbliche in una operazione Mare Nostrum che si è trasformata in un servizio di taxi a richiesta per scafisti e trafficanti di disperazione”. Lo ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia, annunciando di aver già dato ordine alle strutture sanitarie regionali “di non trascurare nulla, nessun particolare, nessun luogo, nessuno screening o profilassi che si rendesse necessaria”. “Siamo di fronte all'epidemia più importante degli ultimi 40 anni – ha concluso Zaia - e ritengo sia mio dovere tenere altissima la vigilanza, dopo che negli ultimi mesi abbiamo visto la recrudescenza di ceppi virali e infettivi particolarmente virulenti e che credevamo fossero scomparsi".

Mentre l’Oms ha dichiarato lo stato di emergenza internazionale per quanto riguarda l’epidemia di Ebola che sta colpendo quattro nazioni africane, ci sono buone notizie per quanto riguarda le condizioni del missionario spagnolo che si trovava nella capitale della Liberia ad assistere i malati. Il suo nome è Miguel Pajares, ha 75 anni ed è ricoverato all’ospedale Carlo III a Madrid: non presenta sanguinamenti e le sue condizioni sembrano stabili. Anche dagli USA, notizie positive per quanto riguarda i due cittadini americani che erano stati trasportati su di un jet attrezzato con sistemi speciali di isolamento: sia le condizioni del giovane medico 33enne che quelle dell’infermiera sono in miglioramento. Inoltre, le quattro persone sospettate di aver contratto il virus sono risultate negative al test. Il personale sanitario è una tra le categorie più a rischio di essere contagiate con il virus dell’Ebola e l’Oms comunica che “Le ultime cifre che ci risultano sono di 100 operatori infettati nei 4 paesi colpiti, di cui 50 morti. Tutti fanno parte degli staff nazionali, eccetto i due operatori di Samaritan Purse”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità studia un possibile uso dei vaccini su larga scala, ovvero in Sierra Leone, Guinea, Liberia e Nigeria, dove la popolazione è falcidiata dall’epidemia di Ebola. Il problema è che i trattamenti sperimentali “sono disponibili solo in quantità estremamente ridotte” fa sapere il Comitato di Emergenza dell'Oms durante una conferenza stampa, annunciando che lunedì prossimo si riunirà una commissione per studiare il possibile utilizzo di farmaci e vaccini nell'epidemia in corso. Il segretario generale dell'Oms Margaret Chan, ha invitato la comunità internazionale ad aiutare i Paesi colpiti dall'epidemia.

Questa mattina l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha comunicato che l’epidemia del virus Ebola che si sta abbattendo sui territori africani di Sierra Leone, Guinea, Nigeria e Liberia è da considerare “emergenza di salute pubblica di livello internazionale”. La decisione arriva dal Comitato di Emergenza dell’OMS, che ne ha dato notizia in una conferenza tenutasi a Ginevra, dove le parole di Margaret Chan, direttrice generale, sono state le seguenti: “Oggi recepisco il parere del comitato d’emergenza dichiarando l’epidemia di Ebola in Africa occidentale un’emergenza sanitaria di interesse internazionale: si tratta dell’epidemia più estesa degli ultimi 40 anni”. Chan ha inoltre aggiunto che quest’epidemia è un “rischio di salute pubblica per altri Paesi”, sottolineando la necessità di un “intervento coordinato a livello internazionale”.

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