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UCRAINA E IRAQ/ La soluzione delle crisi sta negli oleodotti

Pubblicazione:lunedì 1 settembre 2014

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Viceversa, proprio in questo determinante settore, l'Unione europea è come se non ci fosse. Ogni Paese membro si fa la sua politica dell'energia, possibilmente in concorrenza con tutti gli altri. E dentro l'Ue non esiste nemmeno una vera e propria  rete integrata di gasdotti e oleodotti. Manca infatti quella loro totale interconnessione che darebbe realmente a tutti i Paesi membri la piena possibilità di attingere a rifornimenti di qualsiasi provenienza. 

Prima ancora però occorre lasciarsi alle spalle un'eredità ormai del tutto superata e risalente all'esito della seconda guerra mondiale. Quell'immane conflitto si era concluso con la vittoria  delle grandi potenze democratiche su quelle autoritarie, ma di fatto anche con il trionfo dell'interesse nordatlantico su quelli continentale e mediterraneo. Conseguentemente, fin quasi ad oggi l'interesse europeo è stato identificato con quello dei Paesi nordatlantici, e perciò dell'Europa del Nord. Tale distorsione è un motivo primario dell'attuale incapacità dell'Unione europea di porsi efficacemente sulla scena internazionale. Nell'Unione si intrecciano diverse linee di gravitazione geo-politica e geo-economica, rispettivamente nordatlantica, baltica, mediterranea, danubiana. Una politica estera europea ha invece senso solo nella misura in cui fa sintesi tra tutte queste varie linee di gravitazione senza dimenticarne nessuna.

Infine occorre aver chiaro che le grandi potenze industriali sono in grado, se lo vogliono, di spegnere qualsiasi guerra. I sistemi di armamento sono un prodotto industriale e logistico complesso e costoso, del tutto al di sopra delle possibilità tecniche ed economiche dei paesi meno sviluppati. Chi oggi combatte nel Levante, da Gaza fino al Nord Iraq, lo fa grazie a finanziamenti e a forniture di armi e munizioni che arrivano dall'esterno. All'ombra di sigle come l'Is e simili, e di proclami deliranti come quello del "califfato", stanno delle compagnie di ventura a mezza strada tra il fanatismo e il puro e semplice banditismo, feroci con gli inermi ma incapaci di stare in campo contro forze armate regolari. Se lo si volesse potrebbero venire isolate e debellate in poche settimane. 

Il caso della crisi ucraina è un po' diverso poiché la Russia è un grosso produttore di armamenti terrestri piuttosto rustici, ma proprio perciò adatti a conflitti a bassa intensità in contesti o di sottosviluppo o di sviluppo limitato. Qui però, purché l'Unione europea e la Nato non indulgano a provocazioni dissennate, si può far leva sugli interessi comuni o complementari che tutte le parti in causa hanno in campo energetico. In tale prospettiva, senza pretendere di farla entrare nella Nato (eventualità inaccettabile per Mosca), si può tuttavia esigere il rispetto dell'integrità e della sovranità dell'Ucraina.

In sé e per sé la situazione insomma è seria ma nient'affatto disperata. È quando apri la tv che ti cascano le braccia: quando tocchi con mano la distanza tra la realtà e i minuetti dei ragazzi e delle ragazze che tra baci, abbracci e pacche sulle spalle si riuniscono a Bruxelles.



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