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STATO ISLAMICO/ Kiwan: temiamo massacri nei villaggi cristiani in Libano

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Non è il governo libanese, ma Qatar e Turchia che devono pagare. Inoltre numerosi Paesi stanno comprando il petrolio dal califfato, e quindi qualche milione di dollari in più non farà la differenza. La prima cosa da fare è liberare i nostri ostaggi, e quindi assicurarci che i tribunali libanesi diventino la sede in cui sono tutelati i diritti umani.

 

In che senso?

In questo momento in Libano le persone sono incarcerate senza una sentenza, a prescindere dal fatto che siano realmente colpevoli o meno, sulla base di una semplice accusa di terrorismo. Dal punto di vista dei diritti umani è una situazione molto critica, tanto per il governo quanto per la magistratura.

 

E’ davvero possibile trattare con l’Isis?

Abbiamo un margine per negoziare senza dovere a nostra volta liberare dei terroristi. Ma c’è una terza cosa da fare urgentemente… fermare i cittadini libanesi che sostengono l’Isis. In tutti i villaggi del Paese ci sono persone che lavorano in modo sotterraneo per aiutare lo Stato islamico. Dobbiamo aprire un dibattito sui danni dell’estremismo e dell’uso della violenza.

 

Secondo lei da dove nascono?

Le rispondo con un esempio. Il sostegno ai terroristi è particolarmente forte a Tarablus, una città dove la soglia di povertà è molto elevata, e nello stesso tempo da Tarablus provengono tre miliardari attivi nella politica libanese. Eppure non è stato fatto nulla per combattere la povertà nella città e nelle sue periferie. Vanno quindi sradicate le ragioni che nel lungo periodo portano le persone ad aderire al terrorismo.

 

(Pietro Vernizzi)

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