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DIARIO ARGENTINA/ 2015, la fine del tunnel che può "liberare" il Paese

Pubblicazione:martedì 16 settembre 2014

Cristina Kirchner (Infophoto) Cristina Kirchner (Infophoto)

E così si scopre che, secondo il Governo (stando alle dichiarazioni del suo portavoce, Jorge Capitanich), in Argentina si è risolto il problema della povertà. Dopo l’inflazione, la sicurezza e l’annosa questione dei tango bond, ecco un altro miracolo di un esecutivo che però patisce di una visione del Paese limitata al patio della Casa Rosada, sede dei discorsi della Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, dove effettivamente tutto funziona a meraviglia. L’inflazione in effetti lì non esiste, anzi i guadagni di tutto il mondo politico targato Ka (abbreviazione di KirchneristA) si moltiplicano. Specie i patrimoni della cerchia di adepti della Campora (le “guardie rosse” del potere), che si ingigantiscono a dismisura, con cifre ormai a sei zeri. La sicurezza, poi, in quel pezzo del palazzo è garantita dalla sola presenza, durante i discorsi o gli atti presidenziali, dei fedelissimi di cui sopra o di altri movimenti. La povertà invece è stata sonoramente sconfitta, visto che oggi un appartenente al partito Fpv (Frente para la victoria), fondato dai Kirchner un decennio fa circa, ha un lavoro garantito nell’apparato statale ingigantito a dismisura proprio per accogliere una massa che garantisce voti.

Peccato però che fuori dal Palazzo, nell’Argentina che si estende per 7000 km di lunghezza per 5000 di ampiezza, le cose vadano in modo diametralmente opposto e la gente soffra l’inizio di una crisi, figlia di una decade nella quale si sono perse tantissime occasioni per emergere e condurre un livello di vita dignitoso.

Il castello delle bugie è ormai così sfrontato che anche molti settori governativi ne sono preoccupati. Le dichiarazioni che quotidianamente il già citato Capitanich offre nelle sue riunioni con la stampa (nelle quali le domande dei giornalisti sono molto spesso proibite) arrivano a livelli decisamente metafisici: come quando alle 7.15 di qualche settimana fa, in pieno sciopero generale indetto dalle centrali sindacali non filogovernative, l’ex governatore del Chaco ha dichiarato come “oltre il 70% dei lavoratori non ha aderito allo sciopero”. Per fortuna bastava uscire di casa in una qualsiasi città argentina per vedere autobus vuoti e strade deserte, segno inequivocabile del contrario. Ma che dire poi di tutto il battage mediatico sull’annosa questione dei fondi di investimento che hanno provocato quello che il Governo definisce un default che invece, a quanto pare, è tale dal 2001, anno in cui il Paese ci entrò per non uscirne mai? Città tappezzate di manifesti “Patria o Buitre” (“Patria o Avvoltoi”, come vengono definiti questi fondi), “I Fondi vogliono il tuo stipendio e la tua fame”.


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