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RISULTATO REFERENDUM SCOZIA/ Un No che fa vincere banche e salotti buoni

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Torniamo all’Italia: tra i giornali che con più determinazione hanno osteggiato l’indipendenza scozzese c’è stato il Foglio. Ovvero una certa idea di destra, di conservatorismo, di occidentalismo. È tornato persino a farsi sentire qualche esponente teocon, giocando la vecchia carta dei “valori non negoziabili” (di cui peraltro la Chiesa stessa non parla più) lamentando il fatto che la Scozia indipendente non mostrerebbe interesse alle tematiche eticamente sensibili. Come se invece ce l’avesse la Gran Bretagna del conservatore Cameron che vota in Parlamento persino il suicidio assistito. Questa destra ha mostrato il suo volto peggiore: bisogna stare sempre e comunque dalla parte del potere, anzi, dei grandi poteri; occorre un Occidente (non un’Europa) con Stati grandi, muscolari. A che serve una piccola Scozia che rende più piccola anche la Gran Bretagna?

E oltre ai teocon all’italiana, gli Spaghetticon, in campo cattolico (fatta salva Radio Vaticana che ha dato più volte voce alle ragioni dell’Indipendenza) persino il moderato Avvenire ha mostrato poca propensione a sostenere l’indipendenza. Eppure la Santa Sede da tempo riconosce l’esistenza di una Conferenza episcopale scozzese, staccata da quella inglese. Ieri un articolo introdotto da alcuni clamorosi svarioni storici sosteneva che quella delle piccole patrie è una “ricetta perdente”. Peccato che questa fosse la ricetta per l’Europa di Giovanni Paolo II: dall’Atlantico agli Urali un’Europa di popoli e di nazioni. E la Chiesa di Giovanni Paolo II non esitò a riconoscere il diritto all’autodeterminazione delle piccole patrie: Lituania, Estonia, Lettonia, Slovenia, Croazia, Slovacchia, Timor Est. Tutte piccole nazioni inutili?

Giovanni Paolo II incoraggiò questi popoli, a dispetto anche di una diplomazia vaticana che per lungo, troppo tempo aveva preferito- per paura - mantenere lo status quo, non disturbare le grandi potenze come l’Unione Sovietica. La primavera di Danzica ci mostrò come un popolo possa riappropriarsi del suo destino. Non è un caso che gli emigrati polacchi in Scozia abbiano votato Yes.

Un’altra paura che serpeggiava in Italia negli scorsi giorni era quella che l’indipendenza della Scozia danneggiasse l’Europa. Questa ipotesi era del tutto surreale, dal momento che la Scozia è molto più europeista di un Regno Unito che dell’Unione europea è un socio a dir poco destabilizzante, che rema costantemente contro. Mai come i questi giorni, inoltre, abbiamo sentito parlare d’Europa, dopo che negli ultimi anni tutto l’apparato politico e mediatico italiano, da Berlusconi a Renzi fino ai più accesi euroscettici, ha tuonato in vario modo contro l’Europa. L’unità della Gran Bretagna è diventata improvvisamente un must: non certo per l’Europa dei popoli, evidentemente, quella sognata da Giovanni Paolo II, quella delle radici cristiane.


COMMENTI
30/09/2014 - BASTA con LE DIETROLOGIE (Massimiliano PANIZZA)

Direi basta con le dietrologie...

 
19/09/2014 - Parole chiare (Giuseppe Crippa)

Splendido articolo, di una chiarezza cristallina sia verso chi, in Italia, ogni tanto parla a sproposito di fucili o di bastoni che verso chi fa proprie le tesi dei banchieri pur militando in un partito sedicente socialista come il PD ed infine verso chi non tiene in alcun conto le idee di un grande Papa del quale solo qualche mese fa magnificava la santità. Grazie mille, dottor Gulisano!