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Esteri

ALLARME EBOLA/ Ernest Sesay (Sierra Leona): fame e povertà, le conseguenze dell’epidemia

ANNA ZAMBONI ci riporta le parole di Ernest Sesay, presidente della Fondazione Italiana no profit AVSI, che è in Sierra Leone e sta affrontando insieme alla popolazione il virus Ebola.

(Infophoto)(Infophoto)

“Qui nel nord della Sierra Leone la situazione è ancora critica. Così come le conseguenze dell’epidemia di ebola. In strada non c’è nessuno, è difficile trovare cibo, i prezzi sono alle stelle. Sembra un paese in guerra”, sono le parole di Ernest Sesay, presidente della ong locale Fhm, del network della no profit italiana Fondazione AVSI, presente in 37 paesi del mondo, tra cui la Sierra Leone. Qui, nella capitale Freetown e in alcuni villaggi, AVSI lavora per sensibilizzare la popolazione sull’importanza delle cure e della prevenzione contro l’Ebola. “Ma non c’è soltanto l’aspetto medico. L’economia del paese ha subito un duro colpo. Il grado di povertà e di fame tra la popolazione è aumentato a vista d’occhio – prosegue Ernest Sesay – Lo si vede nelle strade, dove i bambini e i ragazzi che prima dell’epidemia vivevano con l’elemosina, ora fanno tanta fatica a trovare cibo e sostegno”. Giovedì 18 settembre il Governo ha indetto quattro giorni di quarantena in tutta la Sierra Leone per impedire il diffondersi dei contagi. “La malattia rimane difficile da contrastare – racconta Ernest Sesay - Difficile anche solo avvicinarsi alle persone venute a contatto con il virus, che scappano terrorizzati alla vista dei medici. Alcuni, per esempio, dai villaggi sono scappati nei boschi appena hanno saputo che ci sarebbero stati dei test di ebola”. A fine luglio, Fondazione AVSI ha lanciato una raccolta fondi per far fronte all’epidemia di ebola in Sierra Leone. L’obiettivo degli interventi della ong italiana in Sierra Leone è prevenire la diffusione del virus nel Paese africano, con interventi di informazione e sensibilizzazione delle comunità colpite e attività di contact tracing.

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