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COREA DEL NORD/ Il prigioniero fuggito dal gulag: le bestie mangiavano meglio di noi

Pubblicazione:domenica 21 settembre 2014

Foto InfoPhoto Foto InfoPhoto

Sul quotidiano La Stampa di oggi la testimonianza di un prigioniero fuggito da uno dei tanti campi di concentramento della Corea del Nord. Una realtà che ormai ben si conosce nel suo orrore, ma per la quale le grandi democrazie occidentali non fanno nulla, impedite a muoversi per via della stretta alleanza della Corea con la Cina, paese troppo potente e troppo legato da interessi commerciali con l'occidente per farselo nemico. Eppure, come racconta Shin Dong-Hyuk, quello che succede nei gulag della Corea del Nord è identico a quanto succedeva nei campi di sterminio nazisti. Come molti altri, anche lui è nato nel gulag, figlio di prigionieri. Sin dalla nascita, racconta, non ha visto altro che guardie armate e filo spinato. Nel campo, racconta, la loro condizione era peggio di quella degli animali che, dice, mangiavano meglio di loro ed erano liberi di muoversi. Per ogni loro azione considerata sbagliata, dice ancora, potevano scegliere tra due punizioni: essere picchiati o lasciati a digiuno. Sceglievano sempre la prima perché la fame è insopportabile. Due volte all'anno erano costretti ad assistere alle esecuzioni capitali di molti dei prigionieri. Nato e vissuto per molti anni, fino a quando è riuscito a fuggire nel 2005, dice che non aveva mai saputo cosa fosse la libertà: "Col tempo mi sono reso conto che questa parola, libertà, non è qualcosa che si possa insegnare o imparare a scuola. È qualcosa che si sprigiona dal corpo e dalla mente. Mi ci vorrà molto tempo per comprendere appieno o ridefinire il concetto di libertà".  E adesso, dice, la sua speranza è che il mondo sappia cosa succede in Corea del Nord e trovi il modo di agire.



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