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DIARIO SUD SUDAN/ "Soldati professionisti e 'avvoltoi': hanno la nostra stessa paura"

Il numero di sfollati interni sta aumentando di giorno in giorno; oggi si parla di 1,3 milioni di persone. ANNA SAMBO ci descrive il clima che si respira nel paese

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Sembra che non succeda nulla, anche se la guerra è qui accanto.

Nello stato dei lakes stiamo facendo un progetto che supporta una scuola di formazione professionale. Saranno muratori, i ragazzi. Continuare a vedere questo futuro è l’unico modo per rimanere qui.

La settimana scorsa, per una settimana intera, Dominic, James e Alfred, tre colleghi sud sudanesi che vengono da una zona del sud, sono rimasti bloccati a Rumbek, la città, perché muoversi per le strade era troppo pericoloso. La gente non si ammazza ora per il conflitto politico di cui tutti parlano, ma si ammazza perché due gruppi della stessa etnia (quella Dinka) sono uno contro l’altro. Un conflitto nel conflitto. Dinka Gok e Dinka Agar si ammazzano. Ora c’è la caccia al Gok, perché gli Agar hanno ammazzato. E noi in mezzo, conflitto nel conflitto, una matrioska. La passione per ammazzarsi è irrefrenabile, da queste parti.

La settimana fermi a Rumbek, a Paola, nostra collega di AVSI, che è responsabile dei progetti nella zona, è sembrata un mese.

Sono arrivati, finalmente, a casa, nel nostro compound, dopo giorni di tentativi per organizzare il viaggio, in convoglio.

Sono arrivati, mi dice. Voce che trema. Facciamo in fretta, e lo comunica solo a me, sono la responsabile della sicurezza qui. Serviva saperlo subito, dopo aver seguito passo passo il viaggio.

Vedessi che facce che avevano, Anna, quando sono arrivati qui, mi dice Paola. Me li immagino, consumati dalla tensione. Hanno visto ragazzi sulla strada che al loro passaggio nascondevano le armi. Che posto è questo? mi chiede Paola. 

Dominic, James e Alfred hanno visto la guerra per 25 anni della loro vita. James è stato anche soldato, da quando aveva 16 anni a quando ne aveva 21. Ora ne ha 29. Passa sulle strade, vede le armi nascoste, e ha paura. Paola, pazzesco, le dico, hanno la stessa paura nostra. Universale. Siamo immancabilmente ed eccezionalmente attaccati alla vita.

Cerchiamo tutti disperatamente la pace. Ma c’è la guerra. 

L’esercito è un lavoro, pagati per sparare, uccidere. Gente armata senza scarpe che si avvicina. Avvoltoi forse. A tutto, ma non al futuro stanno guardando.

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