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IRAQ/ Micalessin: vi spiego come si può sconfiggere il terrore dell'Isis

Pubblicazione:domenica 21 settembre 2014

Abu Bakr al Baghdadi, capo dell'Isis (Immagine d'archivio) Abu Bakr al Baghdadi, capo dell'Isis (Immagine d'archivio)

In primo luogo la Turchia, che finora rappresenta l’alleato dell’Occidente più ambiguo di tutto lo scenario. Ieri abbiamo assistito alla liberazione degli ostaggi turchi che erano stati catturati a Mosul a giugno, e dietro a questo risultato c’è senz’altro il pagamento di un riscatto. La Turchia ha ripetutamente appoggiato e concesso le sue basi all’Isis nel corso degli ultimi tre anni, e continua tutt’oggi ad acquistarne il petrolio di contrabbando.

 

E il Qatar?

Il Qatar è a sua volta un alleato molto ambiguo degli Usa, è stato tra i primi finanziatori dell’Isis e ha contribuito al suo riarmo almeno fino al 2013.

 

E’ giusto armare i curdi?

E’ una mossa rischiosa, perché potrebbe creare ancora più instabilità nel già travagliato Iraq, trasformando così i curdi in una nuova forza egemone.

 

Che cosa ne pensa dei raid aerei di Usa e Francia?

Condurre attacchi aerei senza un esercito sul terreno significa non aver nessun controllo di quel che succede, e lasciare quindi mano libera alle milizie sciite e ai pasdaran iraniani che sono presenti in Iraq. Per quanto riguarda invece la Siria, pensare di andare a bombardare le zone dell’Isis senza aver raggiunto un accordo con Bashar Assad, con i russi e con gli iraniani potrebbe creare ulteriori problemi. Se gli americani decidono di bombardare le basi siriane dell’Isis, russi e iraniani si sentiranno autorizzati a fare altrettanto e si rischierà un’estensione del conflitto molto pericolosa.

 

Meglio quindi stanziare fondi per aiutare le forze sul terreno?

Il Congresso Usa ha già stanziato 50 milioni per armare un’”opposizione moderata” ad Assad che in realtà non esiste. I ribelli siriani appartengono o all’Isis o a Jabhat al-Nusra, cioè le due ali qaediste, oppure al Fronte Islamico controllato e finanziato dall’Arabia Saudita, un blocco che a sua volta non si può certo dire liberal-democratico.

 

(Pietro Vernizzi)



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