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DIARIO USA/ "L'effetto serra è una bufala": un corteo che l'Italia se lo sogna

La marcia popolare sul clima a New York (Immagine d'archivio) La marcia popolare sul clima a New York (Immagine d'archivio)

L'osservatore italiano, soprattutto se giovane e ideologizzato, potrebbe esser tentato di guardare con un sorriso ironico a questo contrasto - dimostranti che passano tranquillamente accanto ai cosiddetti palazzi del potere contro cui protestano - e potrebb'essere tentato di parlare di "tipica ingenuità americana". Ma se così facesse, sbaglierebbe di grosso: quello cui abbiamo assistito ieri era lo spettacolo di una vera democrazia. Certo, è una democrazia che funziona all'ombra dell'impero, laddove la società italiana non è (non è più) imperiale; d'altra parte la società italiana non è ancora una vera comunità, non è ancora completamente pacifica e rispettosa delle leggi (come i suoi cortei  di protesta spesso e volentieri dimostrano) - dunque non è ancora compiutamente democratica. Al momento culminante del corteo, nel cuore della cittadella commercial-mediatica (all'angolo della Avenue of the Americas con la 57sima strada) puntualmente alle ore 13, come richiesto dagli organizzatori, il corteo  dei 300mila si è immobilizzato, e la cacofonia che fino ad allora aveva regnato si è trasformata nel silenzio più completo, per un intero minuto; e come sa chiunque ha partecipato ad eventi di questo tipo, un minuto di silenzio di massa è molto lungo. 

Minuto di raccoglimento? Minuto di protesta silenziosa? (la maggior parte dei manifestanti hanno trascorso quel silenzio tenendo le braccia levate e lo sguardo rivolto a terra, ma vari di loro hanno tenuto un solo pugno alzato).

La differenza importa poco: quella a cui abbiamo assistito era una manifestazione di rispetto della persona e della proprietà privata, di cura della dignità umana e del nesso fra la comune umanità e le differenze individuali. Un dettaglio da non dimenticare: a Columbus Circle, sul marciapiede di fianco al corteo che sfilava, stava ritto in silenzio un uomo alto, pallido e nervoso che reggeva un cartello scritto a mano il quale diceva: "L'effetto serra è una bufala" – e a poca distanza sostava un poliziotto alto quanto lui, ovviamente pronto a proteggere quella "voce fuori dal coro" dall'eventuale ira dei manifestanti. Ma non c'è stato bisogno di alcuna protezione: un uomo solo ha avuto il coraggio di esprimere il suo dissenso (non importa quanto debolmente fondato) contro più di 300mila - e non si diminuisce la sua coraggiosa originalità quando si nota che egli sapeva di poterlo fare perché era consapevole di vivere all'interno di una comunità democratica.

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