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Esteri

STATO ISLAMICO/ Jean: i "giochi" di Erdogan per aiutare i terroristi

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)

L'atteggiamento turco ha molti punti interrogativi. Ad esempio nessuno sa quanto la Turchia abbia pagato il califfato islamico per ottenere la liberazione dei diplomatici fatti prigionieri a Mosul, o che cosa abbia promesso in cambio.

 

Dei bombardamenti americani in Siria invece che opinione ha? Si era detto che senza autorizzazione di Damasco non sarebbero avvenuti.

Sono persuaso che il governo di Damasco è stato informato o almeno lo sono stati i militari perché la contraerea siriana, che è molto potente, non è intervenuta contro gli aerei americani e arabi quando avrebbe potuto benissimo farlo. Questo perché avevano ricevuto l'ordine di non sparare dopo essere stati avvisati. C'è poi un altro motivo.

 

Quale?

Obama è un avvocato e anche adesso che è presidente degli Stati Uniti cerca sempre giustificazioni giuridiche per quello che fa. Fino a poco tempo fa diceva che Assad doveva lasciare il potere, adesso di fatto la sua preoccupazione è come questi bombardamenti, teniamo conto che sono state bombardate anche posizioni di Al Qaeda, non rinforzino Assad stesso.  

 

Come giustifica Obama questo suo atteggiamento?

Lo giustifica dicendo che darà ai moderati un aiuto militare, ma i moderati siriani sono fra loro litigiosi e non hanno capacità militari. Adesso hanno pubblicizzato questo grande salto in avanti, per loro, con l'addestramento di una milizia di 5mila siriani, ma è una goccia nell'oceano.

 

Washington ha detto che ci vorranno anni per sconfiggere Isis. E' così secondo lei?

Dipenderà se l'aviazione americana bombarderà gli obbiettivi giusti. Teniamo conto che adesso i miliziani si ritireranno nelle città, dove gli aerei avranno difficoltà a individuare gli obbiettivi e paura di fare vittime fra i civili. I giochi principali comunque si svolgeranno in Iraq, dove esiste un esercito iracheno le cui forze speciali sono ancora molto efficienti. E poi ci sono i curdi iracheni che sono circa 300mila, pur divisi fra di loro fra Fronte patriottico e Partito democratico, uno pro turco e l'altro pro iraniano. Hanno una forte capacità combattiva che aumenterà una volta riforniti di armi pesanti, il che non farà piacere alla Turchia che ha grossi interessi nel Kurdistan iracheno.

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