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STATO ISLAMICO/ Jean: i "giochi" di Erdogan per aiutare i terroristi

Pubblicazione:giovedì 25 settembre 2014

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Infophoto) Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)

"L'ambiguità della Turchia getta ombre sullo scenario della guerra contro l'Isis": a dirlo è Carlo Jean. Una ambiguità, spiega, che si gioca non solo nel tentativo sempre presente di diventare la guida del mondo islamico mantenendo rapporti con i Fratelli musulmani (e raffreddando quelli con Stati Uniti e Israele), ma anche con gli stessi fondamentalisti dello Stato islamico: "Nessuno sa cosa abbia dato in cambio la Turchia per la liberazione dei diplomatici turchi catturati a Mosul". Infine, dice ancora Jean, Ankara non guarda certo con piacere all'idea che i curdi vengano riforniti di armi, dati gli interessi che ha nel Kurdistan iracheno. 

 

Che ruolo gioca effettivamente oggi la Turchia nello scenario di guerra? E quanto le spinte fondamentaliste di Erdogan influiscono in tutto questo?

La Turchia, lo abbiamo visto con l'apertura delle frontiere ai profughi e poi con la successiva repressione di fronte ai troppi ingressi, è essenzialmente preoccupata che i curdi, a partire da quelli dell'Iraq e poi anche i curdi siriani, acquistino troppa forza. Di conseguenza, che diventino un polo di attrazione per i curdi in Turchia mettendo in discussione la tenuta del paese.

 

Erdogan comunque sembra guardare con simpatia verso i fondamentalisti, ad esempio i Fratelli musulmani. Una Turchia che sembra sempre più lontana dall'Europa, è d'accordo?

E' proprio quanto dicevamo prima a determinare l'atteggiamento turco, insieme al fatto che la Turchia intende acquisire peso e diritti agli occhi degli islamici.

 

Per quale motivo? Intende il disegno di ottenere una leadership nel mondo islamico?

Esatto. Questo perché ha dimostrato di bisticciare sia con gli Stati Uniti che con Israele. Non vuole perdere quanto guadagnato e vuole mantenere la rilevanza e il prestigio che ha ottenuto nel mondo islamico principalmente con il suo atteggiamento anti israeliano. Oggi in Turchia c'è un evidente appoggio ai Fratelli musulmani e quindi una forte competizione con l'Egitto che ha fatto il contrario.

 

Un quadro poco chiaro, sembra.

La Turchia di fatto è indecisa, è difficile leggere dove voglia parare dopo che la politica estera turca definita nel passato dall'ex ministro degli Esteri e oggi primo ministro, è completamente fallita. Ma non si sentono ancora di abbandonarla, anche per ragioni interne.

 

Quali?

Un impegno troppo attivo nel medio oriente accrescerebbe l'ostilità dei giudici nel confronti del governo in carica. Come sappiamo c'è una forte ostilità della magistratura nei confronti di Erdogan.

 

Per quanto riguarda invece il quadro di guerra: la Turchia si è sempre detta contro Assad, qualcuno ha parlato di tentativo di costruire uno stato pro turco a Damasco, poi ha anche sostenuto gruppi terroristici siriani. Che gioco gioca Ankara?


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