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DIARIO ARGENTINA/ Bergoglio ed economia, il Paese può ancora rinascere

Pubblicazione:sabato 27 settembre 2014

Carlos Melconian Carlos Melconian

In una posizione estrema il Governo afferma che vuole pagare il debito, ma che non gli viene permesso di farlo. In termini pratici non cambia il fatto che siamo in un default parziale. Usando termini calcistici, si può anche dire di aver giocato benissimo una partita, ma se non si è messa la palla in rete non si può certo cantar vittoria. Ecco, il gol sarebbe stato quello di andare a Wall Street e vendere bond, ma ciò non è stato possibile perché nel collocarli si sarebbero persi a seguito di un sequestro. In tutti questi anni gli unici soldi che l’Argentina ha ricevuto li ha ottenuti da Hugo Chávez, quindi al di fuori del mercato internazionale.

 

Mi risulta che il prestito non sia mai stato onorato dall’Argentina e che a causa di ciò l’interesse sia salito dal 2% al 17% circa...

Il prestito è stato fatto alla luce del sole, non certo sottobanco. Non so però a quanto ammonti l’attuale interesse. Tuttavia è certamente a due cifre.

 

Camminando per le strade di Buenos Aires è difficile non notare la quantità di manifesti che inneggiano allo slogan “Patria o Avvoltoi” fatti affiggere dal Governo...

Moltissime cose raccontate da questo Governo sono pura fiction. Il livore che mostra con i media non è dato altro che dalla sua incapacità di comprarseli tutti. E bisogna anche dire che nessun altro Governo ha speso energie e capitali tanto colossali per monopolizzare i media. In ogni caso, il risultato è che molti settori della società argentina sono riusciti a credere a molte favole, come quella per cui i primi anni della decade kirchnerista sono stati floridi. Una credenza smentita se non altro dal fatto che se così fosse realmente stato l’Argentina non sarebbe ricaduta in crisi e si sarebbe sviluppata allo stesso modo di altre nazioni latinoamericane. Le cose stanno però cambiando e lo dimostra il risultato delle elezioni del 2013 (per Camera e Senato, ndr) dove il Governo ha perso con il 70% dei voti all’opposizione. Così come nel 1997 con Menem, questa è la dimostrazione che la società argentina, così come commette errori di valutazione nel concedere tutto il potere ad un Governo, poi glielo toglie. Ritengo in ogni caso che a partire dal 2016, e sempre con l’incognita di chi vincerà le elezioni del 2015, questo Paese si normalizzerà in positivo.

 

Il Paese si normalizzerà...ma chi al momento può prendersi la responsabilità del cambiamento?

Ci sono da considerare due fattori. Il primo è che il cambiamento è sempre un desiderio della società: quando nel 1989 Menem assunse la presidenza, la società voleva un cambio drastico. Per esempio, mio padre all’epoca aveva fatto domanda per avere una linea telefonica alla società Entel, che era quella dello Stato, e doveva aspettare 14 anni per poter avere il telefono. Con le privatizzazioni decise da Menem, in sole 24 ore ebbe la linea. Quindi la gente vedeva che i servizi funzionavano come in un Paese moderno e in breve tempo fu tutta menemista. Poi però, come sempre accade, i poteri in Argentina vogliono durare 20 anni e così dilapidano il capitale positivo iniziale.

 

E ora?


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