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DIARIO ARGENTINA/ Bergoglio ed economia, il Paese può ancora rinascere

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Carlos Melconian  Carlos Melconian

Adesso siamo punto accapo, in quanto, nella crisi che stiamo vivendo, la società richiede un cambio radicale. La favola kirchnerista fa sì che alcuni vogliano un cambio parziale, mantenendo per esempio l’assegno statale che viene elargito alle classi meno abbienti per ogni figlio. È chiaro che questa misura è positiva, ma guardando i 12 anni del potere di questo Governo è l’unica cosa da salvare nel mare di fallimenti che lo hanno circondato. Poi però c’è da considerare che chiunque assumerà la presidenza dovrà far partire un paio di politiche che, come succede da anni in Cile, Brasile e Uruguay, dovranno essere mantenute e sviluppate a prescindere dal “colore politico” del Governo.

 

Negli ultimi 20 anni mi sembra che vi sia la costante del fallimento totale del peronismo che, prima attraverso il menemismo, poi con il kirchnerismo, ha portato il Paese nel baratro...

Lei sarebbe un perfetto candidato per Maurizio Macri. Dimentica due governi importanti, come quello di Alfonsin agli albori dell’attuale democrazia, e quello dell’Alianza (gruppo misto radical-peronista che assunse il potere nel 1999, ndr) che sono anch’essi falliti. Quindi, quello che Macri sostiene è che i Governi abbiano fallito da trent’anni, aggiungendo però, come dice lei, che il peronismo, pur cambiando l’abito, ha fatto lo stesso. C’è da dire che il movimento peronista è bravissimo a intuire le esigenze immediate della società e soddisfarle, come le dicevo prima facendo l’esempio del menemismo. Menem non è mai stato né conservatore, né liberista, ma capì che la gente voleva le privatizzazioni, così come, dopo il disastro del 2001, Kirchner intuì che doveva seguire le orme dei populismi di Chávez in Venezuela ed Evo Morales in Bolivia, visto il rifiuto della società per il neoliberalismo menemista. Poi però non sanno capitalizzare i risultati, perché vogliono governare 20 anni...

 

Corriamo il rischio di vedere andare avanti questo peronismo “mascherato”?

Macri sostiene che ci troviamo di fronte a un altro cambio peronista, auspicato dai due candidati del movimento (Scioli e Massa, ndr) che però hanno fatto parte sia dell’attuale Governo che del precedente. Queste sue osservazioni lo hanno catapultato in testa ai sondaggi. Bisogna vedere se la gran parte degli argentini che, pur non riconoscendosi nel peronismo, lo hanno votato per operare il cambiamento, lo sosterrà.

 

Il Governo Alfonsin, il primo della giovane democrazia argentina, aveva creato grandi aspettative: poi però venne fatto fallire dai continui scioperi generali dei sindacati peronisti...

Effettivamente quello di Alfonsin è il Governo che aveva generato più speranze, poi però cadde o venne fatto cadere...ma anche i Governi peronisti sono falliti. La domanda che sorge spontanea è: come mai in Uruguay, Cile e Brasile questo non succede? Perché lì non c’è il peronismo? Ma poi cadono anche i loro Governi. Allora le porto un esempio: in Cile i fondi pensionistici sono privati da 50 anni e vengono attualizzati, modificati a seconda delle situazioni economiche ma permangono. In Argentina, a partire dagli anni ‘40, il Fondo pensioni era statale, poi è arrivato Menem e lo ha privatizzato, poi è arrivato Kirchner e invece di modificare o attualizzare la situazione discutendo per esempio delle percentuali esose di questi fondi tentando di abbassarle o di correggerne gli errori, si è preso i soldi e ha rinazionalizzato tutto... Stesso discorso per l’indipendenza delle banche centrali.

 

Ci spieghi meglio.

Viaggio spesso sia in Brasile che in Uruguay, paesi dove ci sono banche centrali che sono storicamente indipendenti dalle politiche governative. Sanno che possono parlare con i Governi, ma conservano un’indipendenza operativa: possono manovrare su due fronti, quello della stabilità monetaria e quello dello sviluppo, ma lo fanno a loro discrezione. In Argentina invece la dipendenza totale dal Governo fa sì che, per esempio, in una crisi come l’attuale si imponga alla banca centrale di stampare moneta oltre ogni limite per creare impiego in breve tempo, ma trascinando alla fine nella crisi settori portanti dell’economia come quello agricolo e del bestiame e anche i fondi pensionistici. E allora a quanti si chiedono se ci sia un nemico esterno che faccia fallire ogni politica, va detta la verità: non esiste alcun nemico esterno.

 

Qual è allora la causa della situazione che vive il Paese?


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