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DIARIO ARGENTINA/ Bergoglio ed economia, il Paese può ancora rinascere

Pubblicazione:sabato 27 settembre 2014

Carlos Melconian Carlos Melconian

È da cercare nella voglia di un potere di perpetrarsi in eterno. È una questione di progresso educativo di una nazione che mette la legge sopra il potere politico e impone l’alternanza. Qui, se ci pensa, tra il menemismo e il kirchnerismo sono 22 anni di governo peronista, un terzo o un quarto della vita di una persona e questa è una cosa che non può continuare. Hanno basato le loro politiche sui risultati immediati, invece che sui piani quinquennali.

 

Perché però un Paese con così tanta terra fertile e risorse energetiche immense, con cultura, genialità, e quindi dotato di risorse umane, non decolla mai?

Aggiungerei che girando il mondo si trovano manager argentini dappertutto; insomma, il mondo ci vuol bene, al di là del fatto che Messi e il Papa siano argentini. Credo che noi dobbiamo imparare sopratutto ad andare avanti collettivamente, prima che sia troppo tardi. Questo Paese storicamente ha avuto livelli di educazione elevati, però tanta positività, se non viene mantenuta a livelli alti attraverso interventi appropriati, rischia di cadere fino ad avere una perdita di competitività, mentre gli altri paesi latinoamericani avanzano.

 

E allora come mai le sue previsioni per il 2016 sono positive?

Perché la gente ha capito che questa decade è stata un disastro e vuole cambiare. Se il mercato ci aiuta mantenendo il cambio col dollaro, il prezzo delle commodities e i tassi di interesse favorevoli, l’Argentina rapidamente sarà in grado di recuperare quanto ha perso in questi anni e riuscirà a mettersi sul cammino dello sviluppo che già stanno seguendo altri paesi latinoamericani. Comincerà a funzionare il mercato interno e gli stessi argentini investiranno nel loro Paese le risorse che attualmente hanno all’estero. A quel punto il problema sarà quello di amministrare le risorse finanziarie che arriveranno. Guardi un po’ che ottimismo che ho!

 

Papa Francesco è argentino e sappiamo tutti come Giovanni Paolo II abbia inciso in modo determinante sulle sorti della sua Polonia. Che influenza potrà avere secondo Lei monsignor Bergoglio sul futuro del Paese, specie nel 2015?

Ricordiamoci che abbiamo l’onore del fatto che il primo Papa latinoamericano della storia è argentino. Quindi ogni segnale che lui lancia è importante. Pensiamo anche all’austerità che ha conservato, perché nato in un quartiere povero. E nonostante questo è poi riuscito a progredire occupando posti di rilievo... Persone come Bergoglio ci servono in primo luogo a ricordarci questo. Papa Francesco ha, come Giovanni Paolo II, un’influenza mondiale e partecipa attivamente per cercare di risolvere i problemi di questo mondo. Per cui per gli argentini la sua figura rappresenta anche un simbolo di unione. Chi interpreta le sue parole e i suoi gesti a favore di questo o quel politico o schieramento sbaglia di grosso. Francesco per gli argentini è innanzitutto la dimostrazione che per uno di noi tutto è possibile, però allo stesso tempo quell’argentino è arrivato lì e mostra continuamente l’idea di servizio, di dover lavorare per il prossimo: un vero esempio per tutti noi.

 

(Arturo Illia)



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