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DIARIO ARGENTINA/ Bergoglio ed economia, il Paese può ancora rinascere

Pubblicazione:sabato 27 settembre 2014

Carlos Melconian Carlos Melconian

E così mentre il Senato approva la manovra unilaterale del Governo argentino che “sposta” i pagamenti per i “tango bond” da New York a Buenos Aires (ma gli stessi detentori di bond argentini sono contro la decisione) e l’esecutivo continua con la sua favola di un Paese meraviglioso, vediamo di capire di più questa nazione a noi tanto vicina per mille motivi ma della quale sappiamo veramente poco. Iniziamo dalla sua situazione economica e quali prospettive future ci siano. Lo facciamo con l’economista più accreditato al momento, Carlos Melconian, che, a parte un curriculum di tutto rispetto (essendo consulente della Banca Mondiale, di vari Presidenti e Governi argentini e della Banca centrale del Paese), ha una particolarità molto rara: quella di parlare un linguaggio semplice e chiaro, scevro dai tecnicismi di tanti suoi colleghi. È per questo che partecipa incessantemente a programmi sia televisivi che radiofonici ed è apprezzatissimo dalla gente. Attualmente è consulente del candidato alla presidenza Maurizio Macri, un industriale argentino fondatore del partito Pro e attuale sindaco di Buenos Aires. Abbiamo incontrato Melconian negli uffici dell’impresa di consulenze da lui creata nel 1991, M&S Consultores.

 

La prima domanda che vorrei porle è quella che in Italia si fanno tutti: in cosa differisce questo default da quello del 2001?

Le anticipo già che quelle che le darò sono delle risposte molto pratiche. Il contratto vigente afferma che un detentore di un bond non è stato rimborsato dell’investimento in questi dieci anni, quindi l’Argentina sarebbe in default. Si può dire tutto quello che si vuole: che si sono fatti dei depositi, che siamo in un default tecnico transitorio, che c’è un giudice a New York che non permette i pagamenti, che siamo in un selective default ecc. Tuttavia, tutto ciò è irrilevante.

 

In che senso?

In pratica c’è gente che è in possesso di bond argentini e non gli è arrivato il denaro. Però le situazioni non sono tutte uguali. Ci sono persone in Argentina che i soldi li hanno ricevuti, però a tutt’oggi il Paese è nel mezzo di un processo dove sono presenti anche tantissimi vecchi creditori che già hanno vinto le cause. C’è però una distonia nell’impianto legislativo che dice come i crediti esigibili nelle giurisdizioni di Londra e New York possono essere soggetti a sequestro. Venendo alle differenze col passato, quello del 2001 è stato un default generale del debito argentino deciso dalle autorità nel corso di una settimana tragica che, come ricorderete, vide l’avvicendamento di 5 presidenti. In quel caso si decise politicamente di non pagare e la scelta fu avallata dal voto del Congresso. Quindi fu un default generalizzato, mentre quello attuale riguarda solo un segmento di creditori.

 

Cosa dovrebbe fare o cosa avrebbe dovuto fare il Governo?


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