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DIARIO ARGENTINA/ "L'oro verde" che tiene ancora a galla una nazione

Pubblicazione:domenica 28 settembre 2014

Ricardo Luis Baccarin (Immagine d'archivio) Ricardo Luis Baccarin (Immagine d'archivio)

La Cina è sì il massimo importatore e le sue fonti, oltre all’Argentina, sono gli Stati Uniti e il Brasile. Richiede quasi solamente il fagiolo che, una volta macinato e trasformato in farina, serve soprattutto per l’alimentazione di suini. La lavorazione viene eseguita in Cina, anche se la sua tecnologia di macinazione è molto meno moderna di quelle adottate nei Paesi esportatori sopra citati.

 

La produzione di soia in grandissime quantità impoverisce il terreno, specie se si usano semi transgenici, no? Esiste in Argentina una filosofia di produzione sostenibile, atta a non impoverire la terra?

Ogni coltivazione assorbe sostanze nutritive, cosa che ovviamente non succede in caso di allevamento anche se intensivo. All’inizio non c’erano problemi, ma successivamente si è ricorsi all’uso di fertilizzanti, assolutamente necessari alla produzione in qualsiasi coltivazione. È chiaro che lo sfruttamento massivo della terra, se non supportato da una rotazione agraria, impoverisce il terreno, ma il problema risiede in come alternare e cosa seminare: per esempio, il girasole ha un mercato molto limitato e il granturco ha dei costi altissimi, perché oltre al prezzo delle sementi richiede irrigazioni costanti e precise nel tempo, per cui questo fa ulteriormente aumentare i costi. Certo, a noi fa comodo che l’Europa non coltivi il transgenico, così possiamo vendere di più. Se l’Europa dovesse convertirsi al transgenico, aumenterebbe a dismisura la produzione. Le biotecnologie non sono assolutamente nocive e anzi necessarie, perché viste le esigenze di alimentazione mondiale sempre crescenti dovute allo sviluppo demografico e la sostanziale stabilità delle estensioni di terra adibite all’agricoltura, non è possibile tornare, per esempio, ai fertilizzanti naturali, pena scarse produzioni.

 

La produzione agricola argentina è in grado di sfamare 160 milioni di persone, pari a quattro volte la sua popolazione. E allora come mai esiste ancora il problema della fame? Mi rendo conto che questa non è propriamente una domanda tecnica...

Sì, in effetti entriamo nella sfera politica. Credo che ci siano politiche di governo in funzione delle quali non convenga che aumenti l’accesso al benessere, perché l’impossibilità di accesso a un livello di consumi basico procura vantaggi politici non indifferenti. Però oltre ai piani governativi servirebbe il ritorno a un’educazione e un’istruzione di livello garantite, altro strumento che di sicuro permetterebbe la crescita sociale delle classi meno abbienti. Stiamo parlando però di problematiche ataviche che ormai si protraggono da tanto tempo. Non credo che ci siano fattori di cambiamento in tempi brevi. E nemmeno medi...

 

L’immensa produzione agricola argentina gode di un supporto tecnologico dello stesso livello? Esiste una industria che si occupa di fornire macchinari e tecnologie di prim’ordine?

Sì, il Paese ha una grandissima produzione di macchine per l’agricoltura. Si sono costituiti pure dei poli industriali molto importanti, come per esempio nella provincia di Santa Fe. C’è ancora un’importazione significativa però. In ogni caso dal 2007 al 2010 si sono registrati record produttivi e siamo diventati anche grandi esportatori, specie di macchine che sono indispensabili alla semina diretta, un metodo nel quale siamo all’avanguardia con gli Stati Uniti (consiste nella semina su strati di terreno non profondi, in modo da garantire sia il mantenimento dei processi nutritivi della terra che una resa di raccolti più alta, ndr).

 

E com’è la situazione del settore agricolo attualmente?


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