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DIARIO NIGERIA/ "Boko Haram brucia le chiese, noi le ricostruiamo"

Settantacinque anni di presenza ininterrotta in Nigeria: l’Ordine di Sant’Agostino ha festeggiato questo traguardo, raggiunto nel segno della testimonianza del Vangelo. ANTONELLO SACCHI

Agostiniani in Nigeria (Foto Augustinians.net) Agostiniani in Nigeria (Foto Augustinians.net)

Settantacinque anni di presenza ininterrotta in Nigeria: l’Ordine di Sant’Agostino ha potuto festeggiare di recente questo traguardo con lo svolgimento del Capitolo intermedio della sua Provincia nigeriana, i cui confini vanno oltre quelli dello stato africano, e la concelebrazione dell’Eucarestia a Jos, Plateau State, presieduta dall’arcivescovo mons. Ingnatius Ayau Kaigama, presidente della Conferenza episcopale nigeriana. 

Agostino, africano di nascita e romano di formazione, esercita da sempre un particolare fascino per la contemporaneità e la vicinanza al cuore di ogni persona che con spirito sincero si rende “cercatore di Verità”. Egli, per la sua capacità di introspezione, per la sua profondità filosofica e spirituale, per il suo amore verso Dio si pone naturalmente come “ponte” fra le sponde del Mediterraneo, insegnando che la ragione può essere comune base per un dialogo nato e sviluppato nel rispetto reciproco. Padre Edward Daleng, nigeriano, è il primo africano a ricoprire il ruolo di assistente generale dell’Ordine: “È necessario rispettare la dignità della creatura che viene da Dio, da qui la necessità di aprirsi e accogliere l’altro. Sant’Agostino ha dimostrato, nel corso della sua vita, che chiunque merita rispetto in quanto Figlio di Dio e ha testimoniato questo lavorando per la ricostruzione e l’unità. Noi Agostiniani possiamo fare di più imparando dal nostro padre spirituale, cercando di testimoniare il valore del nostro carisma. Nel dialogo però ci vuole apertura, sincerità, onestà e soprattutto rispetto reciproco”.

La presenza agostiniana in Nigeria inizia verso la fine degli anni trenta del secolo scorso grazie alla missione di alcuni frati irlandesi che hanno predicato il Vangelo nella zona di Adamawa. Oggi questa presenza si attua nell’insegnamento, nella vita di comunità, nella formazione dei giovani ma anche del clero locale, soprattutto nel nord della Nigeria dove i Padri agostiniani hanno fondato il seminario maggiore, e nella gestione delle parrocchie. I frati irlandesi hanno saputo far crescere vocazioni autoctone e così l’impegno della provincia europea è sceso dalle 50 presenze degli ultimi anni del secolo scorso a poche unità, a fronte di un’ottantina di frati agostiniani nigeriani che operano in 25 conventi, tre case di formazione e una grande scuola (tra l’altro lo stesso arcivescovo Kaigama ha coronato i festeggiamenti del mese scorso con l’inaugurazione di una nuova scuola secondaria costruita dall’Ordine, la St. Monica’s Academy).

La presenza in alcune zone della Nigeria è oggi particolarmente difficile: a Maiduguri, dove Boko Haram è nato, “nella nostra chiesa di sant’Agostino è difficile celebrare la S. Messa senza la presenza di soldati. Hanno bruciato questa chiesa due volte, ma grazie all’assistenza ricevuta l’abbiamo ricostruita” spiega padre John Abumakar, priore provinciale agostiniano della Nigeria. Maiduguri, Kaduna, Kano il cui vescovo monsignor John Niyiring è agostiniano, sono luoghi in cui la libertà di azione dei frati agostiniani è fortemente limitata ma non impedita del tutto mentre in altre zone, come la capitale Abuja o come Jos dove vive il priore provinciale, le chiese sono ancora piene di gente.