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IRAQ/ Olimpio: Obama non vuole una guerra. E i jihadisti lo sanno

Pubblicazione:giovedì 4 settembre 2014

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

La frase è il risultato di alcuni elementi. Il primo elemento di fondo è che Obama e la sua amministrazione non hanno alcun interesse in un coinvolgimento in alcun conflitto. Sin dal suo primo giorno di insediamento Obama l'ha sempre fatto capire malgrado si dica il contrario e i complottisti vedano piani segreti americani.

 

Dunque quale la strategia del presidente americano?

Stare il più lontani possibili dalle guerre, lo abbiamo visto in Libia con il famoso "stiamo dietro agli alleati". Qualcuno la definisce una scelta neo isolazionista, ma se non lo è dimostra una certa cautela. Il secondo elemento più tattico e più concreto è che dentro all'amministrazione americana non si hanno le idee chiare su cosa fare.

 

Che forze ci sono in campo?

Ci sono due partiti. C'è chi dice interveniamo e chi dice continuiamo a essere prudenti e Obama è tra questi. Più prudenti significa anche sapere che gli interventi aerei non sono la soluzione concreta, ci vuole un intervento vero di terra per vincere. L'altro elemento che sta emergendo è che gli americani non si fidano dei partner che agiscono intorno all'Iraq. Obama in modo molto netto durante un discorso ha parlato di ambiguità.

 

Di chi non si fidano?

Sanno che ognuno di questi attori anche chi aiuta gli americani tipo i curdi hanno una loro agenda, da una parte sconfiggere Isis e dall'altra i loro scopi. Ad esempio gli sciiti imporre il loro potere in Iraq, i curdi di farsi uno stato eccetera. Ecco perché Obama è cauto e secondo me ha ragione perché rischia poi di trovarsi da solo.

 

Il premier inglese sembra invece essere più interventista, è così?

Cameron ha effettivamente cambiato posizione. All'inizio aveva escluso interventi poi ha indurito la sua posizione. Non esclude infatti di partecipare in futuro ai raid. Obama ne parlerà al vertice Nato dei prossimi giorni e sicuramente chiederà ai partner un intervento concreto. iI sostegno inglese alla linea americana è scontato anche se va ricordato che quando Obama voleva attaccare la Siria il parlamento inglese votò contro lasciando di fatto Obama impossibilitato ad agire. E' chiaro che serve una nuova coalizione, ha ragione Obama, non può essere la guerra degli americani. Il generale Petreus ha detto giustamente che non possono diventare l'aviazione degli sciiti per bombardare i sunniti. Ci vuole invece uno schieramento che coinvolga anche i paesi sunniti.

 

Perché secondo lei finora Israele non ha mosso un dito?

Israele ovviamente ha avuto il problema di Gaza e ha un suo fronte interno, anche se adesso con i ribelli siriani che hanno occupato posizioni sul Golan comincia ad avere preoccupazione. La posizione di Israele rispetto al conflitto siriano che è quello che più lo coinvolge è una posizione di equidistanza. Israele vuole che Assad non perda ma anche che non vinca, vuole cioè un regime debole e ovviamente che i ribelli non abbiano il sopravvento. Questa situazione favorisce Israele perché impegna i due avversari storici e può permettersi di fare lo spettatore. 

 

Per quanto potrà permettersi di farlo? 


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COMMENTI
04/09/2014 - IRAQ (delfini paolo)

Purtroppo ai vari obama, cameron, e agli altri leaders occidentali non interessa granche sconfiggere i terroristi sunniti dell'ISIL. Per essi l'unico vero "pericolo" è Putin purtroppo.