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Esteri

VERTICE NATO/ L'esperto: se Renzi va in Iraq, gli servono gli F35...

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Occorre prima di tutto rafforzare dal punto di vista militare il governo centrale di Baghdad e non solo esclusivamente le sue emanazioni regionali, perché altrimenti per salvare l'Iraq il rischio è che lo si vada a distruggere.

 

Cosa intende esattamente?

Che per salvare l'Iraq si creino presupposti per lo sfaldamento della realtà nazionale unitaria.

 

La coalizione che è stata inaugurata è davvero estesa, dal Canada alla Turchia…

E' una sorta di nuova coalizione dei volonterosi.

 

A cui prende parte anche il nostro Paese. Che tipo di impegno pensa darà l'Italia?

L'Italia avrà un ruolo che verrà definito dal capo del governo in accordo con i ministeri appositi e gli alleati, ma anche in accordo con le risorse militari che l'Italia potrà fornire alla coalizione.

 

Ci sarà dunque la possibilità dell'impiego di aerei militari come durante la Guerra del Golfo?

Questa è una valutazione che farà il governo, se possibile, non è prevedibile, consultando anche il Parlamento. In questo momento parlare di truppe italiane mi sembra sinceramente prematuro. Se la domanda è invece se le nostre forze armate sono pronte, in particolare l'aeronautica, ad assumersi un ruolo preciso, le posso dire certamente sì. Se però un eventuale supporto aereo dovesse mai essere approvato, si apre un'ulteriore discussione sulla vicenda F35.

 

Perché? Ci spieghi.

La politica del premier Renzi, così come quella di tutti i premier dal 1990 a oggi, fa sì che l'Italia abbia partecipato a coalizioni internazionali Nato o Onu dando a disposizione lo strumento militare. Questo avviene da 30 anni in maniera continuativa perché il premier di qualunque colore politico, e intendo  ancora prima del bipolarismo, riconosce il ruolo di responsabilità che ha l'Italia nel mondo. 

 

Gli F35 in questo contesto cosa rappresentano?

L'Italia ha la ncecessità di uno strumento militare bilanciato e operativo, perché questo impegno è il trend del nostro paese. 

 

Molti però fraintendono questo impegno per la pace con un impegno di guerra, criticando il nostro interventismo.

Una cosa sono i cittadini e le convenzioni, un'altra cosa sono le azioni di governo e con questo non voglio dire che  i cittadini non contano ma sono responsabilità su piani diversi. Se il trend nazionale dato dal fatto che siamo una grande realtà politica europea è di partecipare a missioni di stabilità, che non sono missioni per ammazzare qualcuno anche se dall'altra parte abbiamo tagliagole barbari, e ciò vuol dire che non stiamo parlando di andare a rubare il petrolio a qualcuno, detto questo abbiamo bisogno di uno strumento valido. Se fra 25 anni ci fosse una situazione analoga da qualche altra parte del mondo e l'Italia dovesse partecipare attivamente, l'Italia dovrà avere si o no uno strumento in grado di operare?

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