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VERTICE NATO/ L'esperto: se Renzi va in Iraq, gli servono gli F35...

Pubblicazione:sabato 6 settembre 2014 - Ultimo aggiornamento:sabato 6 settembre 2014, 9.10

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Mentre si teneva l'atteso vertice Nato in Galles, in contemporanea Kiev e ribelli filo russi firmavano l'atteso accordo, seppur preliminare, del cessate il fuoco. Per Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali, nonché Consigliere Strategico del Ministro della Difesa, contattato da il sussidiario.net, questa apparente coincidenza svela invece "l'abilità politica di Putin nell'avere uno straordinario senso del tempo e delle proporzioni. Non conviene a nessuno infatti rompere con la Russia, che è un pilastro fondamentale della stabilità euro asiatica quando ci sono tutte le possibilità di dialogo". L'altro punto scaturito dal vertice è invece la coalizione contro i fondamentalisti islamici di Isis a cui prenderà parte anche l'Italia: "Spetterà al capo del Governo in accordo con gli alleati stabilire se il nostro Paese vi prenderà parte con forze militari. Una cosa è sicura: l'Italia partecipa da decenni a queste operazioni e deve essere dotata di forze appropriate, ecco che si riapre il capitolo F35".

 

Il vertice Nato ha deciso il dislocamento di un contingente ad azione rapida nei Paesi Baltici e in Polonia, pensa sia una misura sufficiente per contenere Putin?

Mi pare che il vertice Nato abbia fatto capire che si vada verso una strategia di dialogo in maniera molto chiara, forti dell'accordo di pace tra Ucraina e ribelli filo russi che non poteva passare inosservato. Lo stesso premier inglese Cameron ha parlato di eventuale rivalutazione delle sanzioni.

 

Pensa che comunque questa forza militare sia una misura appropriata per lo scenario che si è aperto negli ultimi mesi nell'Europa dell'est?

Diciamo che con questo dispiegamento si fa una sorta di "peacement", un segnale di pace cioè, nei confronti dei Paesi Baltici e della Polonia che sono storicamente preoccupati, qualunque regime ci sia a Mosca, della Russia. Lo si fa con la costituzione di un comando militare che di fatto, è bene ricordare, è più un comando che va a integrare dei comandi Nato di azione rapida già esistenti, tra cui anche uno italiano, in virtù di numeri che le nazioni partecipanti potranno dare. Essendo comunque numeri ridotti rispetto alle forze Nato già in campo, si potranno avere tempi di movimento sul terreno più veloci.

 

In che senso?

E' un dato di fatto che si fa prima a spostare cento persone che spostarne mille o diecimila. E' in definitiva una operazione politica di segno di attenzione a questi paesi, perché la Nato ha già tutti gli strumenti per poter affrontare una serie di minacce in quella zona.

 

La firma in contemporanea dell'accordo di pace tra Ucraina e ribelli filo russi pensa che sia nata dal timore per quanto il vertice Nato poteva decidere? Un cedimento in qualche modo di Putin?

Assolutamente no. Putin è un abilissimo politico  e lo ha dimostrato in tutte le occasioni possibili e immaginabili. Anche questa apertura in occasione del vertice Nato dimostra la sua capacità di avere il senso del tempo e delle proporzioni.

 

Il segretario Nato Rasmussen ha anche detto che nonostante la Russia abbia violato più articoli del Consiglio Nato-Russia, non c'è alcuna intenzione di cacciare dal Consiglio Mosca.

Ma certamente. Non conviene a nessuno arrivare a un accordo pessimo con la Russia che è un pilastro fondamentale della stabilità euro asiatica. Non vedo perché dover andare a uno scontro quando ci sono milioni di occasioni per una apertura e un dialogo politico.

 

Veniamo al fronte iracheno. John Kerry ha detto che è escluso in modo categorico l'invio di truppe di terra in Iraq. Lei pensa sia una cosa sensata?


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