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Esteri

PALESTINA/ Onu, ecco chi lavora contro la pace

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Netanyahu può dire che Israele non è isolata nel mondo. Il premier lo afferma anche rivolto ai suoi oppositori interni. E' sufficiente ricordare che all'inizio di dicembre una petizione che in Israele  chiedeva ai parlamenti europei di riconoscere lo stato palestinese era stata sottoscritta da centinaia di intellettuali, tra i quali gli scrittori Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua. 

Adesso anche Tzipi Livni, una dei leader della nuova coalizione di centro sinistra che intende battere Netanyahu alla  prossime elezioni, si compiace per il voto delle Nazioni Unite. Tuttavia la Livni aggiunge: "oggi non è una bella mattina per Israele", perché dovrà affrontare la nuova  battaglia  politica di Abu Mazen sulla scena  internazionale. A poche ore da questa affermazione il presidente palestinese firmava la  richiesta di adesione della Palestina alla Corte Penale Internazionale. Se accolta,  i palestinesi potrebbero chiedere alla Corte internazionale di giudicare militari e politici israeliani per omicidi mirati o più vaste operazioni militari, come quelle ordinate contro Gaza. Sarebbe un salto di qualità nel conflitto israelo-palestinese. 

Dopo il voto all'Onu ci sono infine altri due terreni di scontro che rischiano di aggravarsi: le colonie israeliane, sempre più in crescita nei territori palestinesi, e Gerusalemme, che gli israeliani vorrebbero nei fatti sottrarre ad ogni possibile stato palestinese. La Francia, decidendo di votare a favore della risoluzione palestinese all'Onu, questo aveva sottolineato: la politica dei fatti compiuti portata avanti da Israele, ormai da anni,  con l'espansione delle colonie rischia di impedire la nascita dello stato palestinese. C'è da aggiungere che sottovalutare quello che accade a Gerusalemme e l'importanza che questa città ha oggi ed in futuro per palestinesi, arabi e musulmani è un altro elemento di  miopia politica e diplomatica di alcuni stati europei e degli Stati Uniti.

Adesso questi stessi stati chiedono che si riprenda il negoziato di pace e lo chiede anche Netanyahu. Tutto può accadere, ma la politica del doppio binario (i fatti e le  parole) non porterà a quella pace che in tanti invece vogliono. 

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