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Esteri

ATTACCO A PARIGI/ Heuzé (Le Figaro): terroristi? No, criminali come i mafiosi

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Tramite la malavita francese; ci sono dei collegamenti stretti tra malavita e terroristi. Nessuno si aspettava che potessero andare a colpire la redazione di un giornale, è ovvio che ci sono stati errori nel sistema di sicurezza.

 

Dunque un sistema di sicurezza con profonde falle.

Dall'inizio dello scorso dicembre ci sono stati dei tentativi di attentati sventati dalla sicurezza, ma di fronte a Charlie Hebdo non c'era nessun dispositivo di sicurezza, solo due poliziotti che facevano da scorta al direttore. 

 

Cosa cambierà adesso in Francia? Ci saranno leggi più severe, una sorta di repressione?

La repressione no, sul piano politico intanto domenica ci sarà una grande manifestazione a Parigi dove sono convocati tutti i francesi per esprimere le loro emozioni. Domenica sarà a Parigi anche Matteo Renzi e forse parteciperà alla manifestazione. Il primo ministro ha già detto che il sistema di sicurezza sarà rivisto e indurito, forse ci sarà un irrigidimento delle leggi come quelle italiane contro la mafia, ma soprattutto si dovranno rivedere situazioni come quelle delle periferie, che sono diventate una zona senza legge dove lo stato non può più entrare. Tutta la Francia chiede più sicurezza e il governo non potrà rimane indifferente.

 

Pensa che Marine Le Pen cavalcherà questa situazione, aumentando ancora i suoi consensi già alti?

Probabilmente cercherà di far valere le sue posizioni chiamando a più severità e forza, anche sull'immigrazione, e a più forze di polizia. Hanno tolto i militari dalle strade per risparmiare, questo è un errore. Sui consensi, si vedrà cosa succederà. In questo momento è importante tenere i nervi saldi nel rispetto dell'identità repubblicana.

 

La Francia è sotto shock, i parigini riusciranno a uscire da questo incubo?

 E' l'attacco terroristico peggiore degli ultimi 30, 40 anni. E' ovvio che tutta la Francia è sotto shock, l'impunità di questi che potevano circolare e sparire fa paura. Gli esperti adesso diranno che dietro a ogni evento c'è una parte di imponderabilità, ma d'altro canto questi sono i rischi che si corrono nelle democrazie se non si vuole mettere un poliziotto dietro a ogni aspirante kamikaze.

 

Lei conosceva i giornalisti di Charlie Hebdo uccisi? Che ricordo ne ha?

Sì, li conoscevo, erano disegnatori bravissimi, il direttore diceva sempre: non si sgozza nessuno con una matita. Erano anche estremisti, dissacranti, ingiuriosi con tutte le religioni, anche quella cristiana, diverse volte hanno preso di mira il papa in modo anche pesante.  

 

Qualcuno ha detto che questo modo di fare non poteva che portare a quello che poi è successo…

Ma in realtà non facevano parte di nessun partito, erano del tutto indipendenti e la libertà di stampa impone di vigilare perché anche persone così possano esprimersi. C'è una associazione che si chiama Cartoonist for peace diretta da Kofi Annan, da anni si batte per la libertà di stampa e in difesa dei caricaturisti minacciati nei paesi totalitari. Proprio un paio di mesi fa sono riusciti a far espatriare un disegnatore siriano a cui il regime ha spezzato entrambe le mani.


(Paolo Vites) 

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