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HAITI 5 ANNI DOPO/ "Una frattura che ha cambiato per sempre la nostra vita"

Pubblicazione:martedì 13 gennaio 2015

Haitiani in coda per l'acqua, a tre mesi dal terremoto del 2010 (Infophoto) Haitiani in coda per l'acqua, a tre mesi dal terremoto del 2010 (Infophoto)

Oggi Haiti ha ripreso a vivere. Abbiamo lavorato tanto per questo, ma soprattutto hanno lavorato tanto gli haitiani. Non si sono arresi mai, si sono rialzati subito, con quella luce determinata e caparbia negli occhi che solo loro sanno avere, quella luce che tante volte abbiamo pensato essere irragionevole, quasi irrazionale. Forse lo è: forse è irrazionale pensare di rialzarsi di fronte a una tragedia così grande. Eppure questo Paese lo ha fatto. Si sono rialzati, hanno insegnato ai loro bambini che quello che avevano "ieri" non conta più, conta solo quello che c'è "oggi", e per quello bisogna vivere. Da loro abbiamo imparato a non guardare indietro, a guardare solo avanti, e non troppo lontano, un passo alla volta. 

E così, un passo alla volta, abbiamo fatto, insieme, tanta strada. 

C'è chi fa i bilanci con i numeri di persone a cui abbiamo dato da mangiare e da bere, curato ferite, con i numeri dei bambini rimasti soli che abbiamo preso in braccio — quanti che erano! C'è chi conta le scuole che abbiamo ricostruito, anche nei quartieri più difficili e meno accessibili, i bambini che abbiamo accompagnato, i centri nutrizionali aperti e i bambini letteralmente strappati alla fame, in questi cinque anni. 

C'è chi li ha contati e ha detto che sono 40mila solo quelli che noi di Avsi abbiamo accompagnato.

Ma non sono questi numeri che ci dicono il lavoro che abbiamo fatto. 

Oggi andiamo nei nostri centri e li vediamo, quei bambini, che giocano. I bambini sono tornati a giocare. Questi sono i cinque anni passati dalla tragedia e finalmente i bambini sono tornati a giocare.

Non sappiamo se si ricordano di quei giorni e in fondo al cuore speriamo tanto di no. Ma che si ricordino o meno, ciò che conta è che tutto il nostro lavoro e tutta la nostra fatica, di oggi e di allora, siano serviti a farli tornare a giocare.

Ci piacerebbe pensare che questo è un punto di arrivo, ma sappiamo che non è così: molto resta da fare, c'è bisogno ancora quasi di tutto, e soprattutto c'è bisogno che il mondo non si dimentichi di questa tragedia e che ora dia un futuro a questi bambini, che si possa dare dignità alla loro vita, perché il domani valga la pena di essere vissuto. Gli haitiani ci credono in modo irrimediabile, con quella cocciuta testardaggine irragionevole che li caratterizza: guardano questa loro povera terra martoriata e ferita, che rinasce a poco a poco, e pensano che il futuro valga la pena di essere vissuto. E noi speriamo tanto che abbiano ragione e che il domani continui ad essere, passo a passo, poco a poco, un giorno migliore.



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