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DOPO PARIGI/ Non basta alzare le matite per mettersi a posto la coscienza

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Caro direttore,
le tragiche stragi perpetrate in Francia ed in Nigeria, alcune delle quali giustamente e universalmente denunciate ad alta voce ed alcune sostanzialmente e ingiustamente taciute, ci obbligano a non nascondere la testa nella sabbia, ma a porci decisamente domande e darci possibilmente risposte, per renderci degni della nostra umanità e per servire senza vergogna i nostri fratelli uomini.

Non mi voglio avventurare nel gioco di buttare là soluzioni, gioco a cui si stanno prestando, in queste ore, soprattutto coloro che finora hanno nascosto i problemi sotto il tappeto del "politicamente corretto". Vorrei umilmente limitarmi ad una questione di metodo, che potrebbe sintetizzarsi nella frase, probabilmente cara a molti lettori, "stare alla realtà".

Stando alla realtà, senza nasconderla per qualsiasi motivo, penso che si possano dire alcune cose, sia riferite al mondo islamico, sia riferite al cosiddetto mondo occidentale. Peraltro, entrambi molto differenziati al loro interno.

Per quanto riguarda il mondo islamico, la realtà ci dice che c’è un califfato che avanza in Siria, Iraq, Nigeria, Libia ed anche altrove; che i combattenti di tale entità commettono delitti abominevoli e li motivano con riferimento al loro Dio; che ogni minaccia proclamata da tale califfato (o simili) viene puntualmente mantenuta, come dimostrano le stragi di New York, Madrid, Londra, Parigi, Nigeria, eccetera; che il califfato ha minacciato apertamente di arrivare fino a Roma, punto centrale della cristianità; che, insomma, il califfato e i suoi dintorni hanno dichiarato apertamente guerra all’occidente, agli ebrei, ai cristiani ed ai musulmani che cercassero di fermarli.

Per quanto riguarda quello che per semplificare chiamerò occidente, la realtà ci dice che esso è stanco della propria libertà; che è esausto spiritualmente, avendo colpevolmente abbandonato la propria tradizione giudaico-cristiana che lo aveva educato, oltre che alla fede, al coraggio, alla giustizia, alla bellezza, alla ragione, alla verità; che, essendo esangue, non riesce neppure più a vedere la gravità dei problemi (come dimostra il dilettantismo dei servizi francesi); che, essendo assillato solo dai problemi economici e finanziari che esso stesso ha creato, non riesce più a farsi carico di una battaglia ideale; che avrebbe bisogno di ben altra cultura, di ben altra politica, di ben altra forza (non basta alzare le matite per mettersi a posto la coscienza); che si è dimenticato che non bastano i mass media per sistemare il mondo.

Se non si prende atto di questa brutale realtà, ogni reazione risulta parziale (non basta vantare 2 milioni di persone in piazza) ed ogni parola ha il sapore della demagogia e dell'ipocrisia.

Solo accettando la realtà, per come è e non per come vorremmo che fosse, possiamo avviare un cammino, che sarà lungo e duro e che richiede il coraggio di ammettere i propri errori ed i propri peccati. Ma, soprattutto, richiede quella capacità di sacrificio che l'occidente ha perso, avendo voltato le spalle a Chi è venuto tra di noi proprio per aiutarci e salvarci.



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COMMENTI
14/01/2015 - commento (Valentina Timillero)

ma quale "proposta", quale? In questo articolo - certo ben scritto, accorato - non c'è assolutamente nulla. Cosa c'è nel "cammino" da avviare? Avremmo "colpevolmente abbandonato la tradizione giudaico-cristiana" (bene o male che sia non è questo il punto): quindi? "ben altra cultura"... quale? e sopratutto, con quale modalità? Anche gli assassini "stanno alla realtà".

 
14/01/2015 - serve una LUNGA MARCIA (Achille Cilea)

Occorre prendere coscienza che siamo oggetto di un attacco ostile, prendere coscienza di tutti i fattori in gioco e reagire con determinazione avviando un cammino che non sarà facile e semplice. La prospettiva per noi occidentali, sazi e soddisfatti, è una "lunga marcia" che comporterà sacrificio, abnegazione, adattamento alle necessarie nuove condizioni, apertura mentale ed una capacità di “guardare alto” e “guardare oltre” ciò che si ritiene siano i contingenti interessi o le contingenti passioni. Da dove ci verrà l’aiuto? Vale la pena verificare la proposta di Peppino Zola.