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ISLAM/ Tutte le incognite (e le ambiguità) della "rivoluzione religiosa" di Al Sisi

In Egitto durante i moti di Piazza Tahrir (Infophoto) In Egitto durante i moti di Piazza Tahrir (Infophoto)

Da questo punto di vista, l'Egitto di al-Sisi vive oggi un profondo travaglio, per ragioni complesse che noi europei fatichiamo a comprendere anche perché tendiamo a indignarci (giustamente) quando l'islamismo colpisce a casa nostra, ma siamo molto indulgenti o distratti quando esso opera fuori dai nostri confini.

Un'ultima notazione. L'Egitto è un grande Paese di 80 milioni di abitanti, che in forza della sua storia e della sua ricca cultura ha svolto per anni il ruolo di guida del mondo arabo-islamico. Ma l'Egitto è oggi un Paese socialmente ed economicamente fragile e questo lo costringe in una condizione di dipendenza da altri attori politici, tra cui l'Arabia Saudita. Se sia possibile realizzare una rivoluzione del pensiero islamico fintantoché Riyadh continuerà ad esportare tensione in tutto il mondo islamico e non solo attraverso la diffusione della dottrina wahhabita è la grande domanda a cui tutti, e non solo al-Sisi, dovranno dare una risposta.

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L'articolo è contenuto nella newsletter della Fondazione Internazionale Oasis che viene diffusa oggi. www.oasiscenter.eu/it

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