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NEW YORK ENCOUNTER 2015/ Dolan: fede e cultura? Come Vermut e gin in un buon Martini

Una "provocazione" apre il New York Encounter 2015. La religione è nemica o salvezza dell'uomo moderno? Il card. Dolan nel ricordo di Lorenzo Albacete raccoglie la sfida. SILVIA BECCIU

Lorenzo Albacete, teologo e sacerdote americano (Immagine d'archivio) Lorenzo Albacete, teologo e sacerdote americano (Immagine d'archivio)

NEW YORK - In tempi in cui la religione sembra essere diventata la più grande minaccia all’uomo moderno, alla sua libertà, alla pacifica convivenza con i suoi simili, porla come ipotesi per la “ricerca del volto umano” sembra una provocazione, tanto più se questo accade al centro della laica Manhattan dove i grattacieli arrivano a 400 metri di altezza e le chiese a 20. Qui, al Metropolitan Pavilon, ieri è stata inaugurata l’edizione numero sei del New York Encounter, weekend di eventi culturali, mostre, arte, musica, quest’anno proprio intitolato “In search of the human face”. E’ lo stesso cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, ad accettare la sfida. Invitato all’incontro inaugurale, si chiede cosa c’entri la ricerca del volto umano con la fede. Per rispondere menziona alcuni santi americani, i quali hanno trovato il volto di Cristo nel volto dell’uomo, povero, lebbroso, bambino emigrante, o anche nella natura. Ricordando poi l’insegnamento di don Luigi Giussani, al quale si ispirano gli organizzatori del NYE, Dolan ha detto che fede e cultura non erano per lui “come pane e acqua ma come vermut e gin in un buon Martini”. E dopo questa battuta, viene naturale il ricordo a uno dei “padri fondatori” del NYE, monsignor Lorenzo Albacete, scomparso di recente, grande testimone, per i tanti che l’hanno incontrato, di un’esperienza di fede come “passione per l’umano”. Il suo ricordo è affidato a un video in cui lo stesso Albacete, racconta la sua storia di cattolico ispanico arrivato da Portorico in una università di Washington per studiare fisica prima e teologia dopo, e la successiva vicenda umana e cristiana di intellettuale, interlocutore del mondo laico newyorkese e seguace di don Giussani. “E’ un incontro umano che ti cambia – dice -, non una teoria, ma fatti di vita”. Vita che dove c’è si muove, incontra, vuol capire e porre domande. Come quello che accade questa tre giorni a Manhattan, in cui protagonisti di primo piano della vita culturale mondiale interverranno su temi quali evoluzione, educazione, diritti, lavoro, disabilità, musica, danza. Qui il programma: www.newyorkencounter.org

(Silvia Becciu)

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