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NEW YORK ENCOUNTER 2015/ "L'unica certezza contro la crisi è nel nostro desiderio"

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L'Empire Plaza di Toronto (Immagine dal web)  L'Empire Plaza di Toronto (Immagine dal web)

In realtà volevo solo che i grandi costruttori iniziassero a conoscerci, non pensavo ci avrebbero chiamati e non lo volevo nemmeno, perché avevamo bisogno di più tempo per crescere. Invece dopo due settimane ci fu assegnato il lavoro: dovevamo realizzare l'intera struttura di un grattacielo.

 

Cosa accadde?

Uscii dall'ufficio che mi tremavano le gambe, mi dovetti sedere sul marciapiede. Trovai una cabina del telefono, chiamai e chiesi che mi venissero a prendere. Il lavoro si rivelò poi ancora più arduo di quello che pensavo.

 

Perché?

I nostri competitori avevano impedito ai fornitori di affittarci i materiali che ci servivano. Con le Pagine gialle in mano chiamammo mezzo Nord America: in Texas trovai a un buon prezzo le strutture in alluminio per fare i solai; in Austria trovai una ditta che faceva casseformi per i vani ascensori; poi mi serviva una gru particolare a "braccio impennabile".

 

La trovasti?

Venni a sapere attraverso un meccanico che una ditta di Pordenone, la Comedil, dopo un periodo sfortunato, stava cercando di rinascere sviluppando un macchinario simile a quello di cui avevamo bisogno noi. Volai in Italia e con gli ingegneri di quella ditta, carta e penna in mano, l'abbiamo progettato. Sei mesi dopo, la macchina, la prima di quel tipo in Nord America, arrivò in Canada (oggi la Comedil, su quel prodotto, ha il 100% del mercato canadese).

 

Un bel successo... Non metto in dubbio che l'Empire Plaza fu costruito a dovere…

Tutto era un'occasione per riaffermare il principio da cui ero partito: tu circostanza, tu competitor non puoi mettermi sotto. Io voglio continuare a dire "io". Comunque da questo lavoro abbiamo iniziato ad andare a gonfie vele e a guadagnare sempre di più. Una grazie e una disgrazia.

 

Prego??

In neanche dieci anni, così giovani, con così tanti soldi (in poco tempo eravamo diventati un'azienda di 200 persone), abbiamo pensato di diventare autonomi, i soldi ci hanno dato alla testa.

 

Ma l'autonomia non era stata la tua fortuna all'inizio?

All'inizio quello che mi muoveva era il lavoro e il suo prodotto, che implicava lo starci davanti con tutto me stesso. Quando hanno iniziato a girare i soldi, il significato del lavoro è cambiato: è diventato essere al servizio dei soldi. Diventammo come spettatori di quello che facevamo. Infatti subito dopo iniziò ad andare male tutto.

 

Cosa accadde?

All'apice del successo, c'eravamo allargati troppo, facemmo degli investimenti sbagliati. Avevamo perso lo spirito iniziale con cui fare le cose e la crisi immobiliare degli anni Novanta ci diede il colpo di grazia. Perdevamo 200mila dollari alla settimana, il nostro commercialista ci consigliò di chiudere per salvare quello che ci era rimasto.

 

Poi? 


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