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NEW YORK ENCOUNTER 2015/ "L'unica certezza contro la crisi è nel nostro desiderio"

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L'Empire Plaza di Toronto (Immagine dal web)  L'Empire Plaza di Toronto (Immagine dal web)

A quel punto tornò l'energia iniziale che mi fece dire: tutto ma questo no. Dipendenti, agenzie, fornitori… tutte queste persone non avevano fatto niente di male, pensammo che era giusto pagarle fino all'ultimo, anche se ci sarebbero voluti trent'anni. Arrivammo presto all'ultimo centesimo. Guardai la mia socia in faccia e le dissi: è finita. Ma arrivò una telefonata di un gruppo immobiliare di Taiwan che ci proponeva di partecipare ad un progetto.

 

Fu la svolta decisiva?

Li incontrai e dissi immediatamente che non avevamo alcuna intenzione di investire a Taiwan perché stavamo bene dove eravamo. E dettai le condizioni: chiesi un anticipo di 50.000 dollari, pagamento a settimana, e il 30% in più su qualunque costo. Da lì ricominciammo a lavorare e in breve passammo dall'essere subappaltatori a costruttori.

 

Fino alla grande crisi del 2008?

In realtà la crisi non ha mai davvero colpito il Canada, è stato più che altro un contraccolpo della crisi mondiale. Abbiamo fatto dei sacrifici per soddisfare le nuove richieste delle banche che, a titolo precauzionale, hanno chiesto garanzie più forti, ma in realtà il lavoro non si è mai interrotto.

 

Fate condomini di lusso, uno dei vostri asset, se così si può dire, è il Made in Italy, chi sono i vostri fornitori?

Dall'Italia noi acquistiamo arredo bagno, arredo cucina, arredo camera, pavimenti di legno, marmi, porte. Per me le aziende italiane non hanno concorrenti in quanto a flessibilità e adattabilità, oltre che design e tecnologia, che sul singolo prodotto è avanzatissima. Anche se il Made in Italy non è tutto uguale.

 

In che senso?

Ci sono aziende che dicono: faccio questo prodotto e devo fare di tutto perché il mercato lo recepisca così com'è. 

 

Cosa diresti a un tuo fornitore italiano in crisi?

Di essere curioso, di andare a cercarsi i mercati, di non rinunciare a capire le sue esigenze e di non avere la pretesa che quello che fa non possa essere cambiato.

 

La tua è un'esperienza particolare di ex giovane che ha lasciato l'Italia per cercare fortuna all'estero. Cosa diresti a un giovane che non trova sbocchi in Italia?

Ti racconto un fatto che mi è appena successo.

 

Prego.

Prima di Natale ho assunto un coordinatore di cantiere. Doveva iniziare a lavorare lunedì, ma all'ora in cui doveva essere in azienda non si è presentato. Chiamo l'agenzia che mi dice che la compagnia dove lavorava aveva rilanciato offrendogli di più e mi suggerisce di fare un'offerta più alta a mia volta. Dopo un'ora e mezza il ragazzo si presenta nel mio ufficio e mi dice che non si tratta solo di una questione di soldi, ma anche di sicurezza del posto di lavoro.

 

Mi sembra razionale, cosa gli hai risposto?


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