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NEW YORK ENCOUNTER 2015/ "L'unica certezza contro la crisi è nel nostro desiderio"

All'età di 24 anni lascia il suo paese in provincia di Pescara e va a Toronto, senza nulla in mano. Poi il rischio, la fatica e il successo. Al NYE la testimonianza di PAOLO PALAMARA

L'Empire Plaza di Toronto (Immagine dal web) L'Empire Plaza di Toronto (Immagine dal web)

All'età di 24 anni lascia il suo paese in provincia di Pescara e segue una ragazza a Toronto. All'inizio è così povero che sopravvive raccogliendo chiodi nei cantieri, ma non ne vuol sapere di mollare, tornare in Italia, o chiedere soldi alla famiglia che, benestante, glieli manderebbe. Oggi Paolo Palamara guida insieme ai suoi soci un'impresa, la Diamante Development Corporation, impegnata nella realizzazione di condomini di lusso e grandi strutture nel centro di Toronto… Domani, alla due giorni culturale del New York Encounter (a Manhattan, Metropolitan Pavillon, dal 16 al 18 gennaio) interverrà ad un dibattito dal titolo "Reality and Work: The Adventure of a Man Alive" (Realtà e lavoro: l'avventura di un uomo vivo). "La certezza è nel tuo desiderio" dice a un suo dipendente che forse non sa quanto lontano ha portato Palamara questa convinzione, come dice a ilsussidiario.net.

 

Partiamo dall'inizio: avevi poco più di vent'anni e sei emigrato in Canada per seguire una ragazza. La vita è stata subito dura e avresti potuto tornare o chiedere soldi ai tuoi genitori, perché non l'hai fatto?

Era una cosa mia, ero io in quella situazione, non loro. Ero povero, dove andavo mi perdevo, era tutto nuovo, non avevo la macchina, non conoscevo la lingua: si era stabilita una lotta tra me e quel posto. Non accettavo che quelle circostanze dettassero legge su di me e non volevo assecondare il modo con cui percepivo la realtà in cui ero.

 

Cosa successe poi?

Dopo un anno circa che ero lì, insieme alla mia ragazza e a un amico fondammo un'impresa, iniziammo a bussare alle porte dei grandi proprietari che affittavano case proponendo di ristrutturare le parti danneggiate dal sale (usato in abbondanza per sciogliere il ghiaccio), marciapiedi, tettoie, rampe dei garage, e chiedendo di essere pagati a giornata.

 

Beh, sembra facile detto così…

Non lo era per niente, perché non avevamo soldi e dovevamo procurarci carte di credito (che qui si possono avere slegate da un conto), gonfiando un po' la nostra situazione con le banche; con i soldi prelevati pagavamo il materiale e gli operai, ma eravamo sempre al limite. Poi, dovevamo far girare tra cantieri il poco materiale che avevamo. Però le cose iniziarono a funzionare e cominciammo ad ingrandirci.

 

Ci fu un salto di qualità?

Dopo 4 anni dall'inizio, partecipammo al nostro primo grande progetto d'appalto per la costruzione dell'Empire Plaza nel centro di Toronto. Quando mi chiamarono per un colloquio, con un inglese davvero rudimentale, mi atteggiai come se avessi già costruito mezza città, millantando di avere ingegneri, costruttori, tutto a nostra disposizione, ma non avevamo nulla.

 

Un po' rischioso…