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TERRORISMO/ Mario Mauro: ora l'Europa dialoghi con l'islam più sano

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François Hollande (Infophoto)  François Hollande (Infophoto)

La domanda "chi è l'Europa?" è un ritornello che sentiamo da decenni e a cui non abbiamo forse ancora il coraggio di rispondere, troppo impegnati a far prevalere i nostri interessi nazionali su quelli del popolo europeo, troppo assorbiti da distorte idee di libertà e di progresso. 

I leader europei in marcia a Parigi hanno riproposto uno schema culturale classico: fermezza "non violenta". Cosa significa? E' una posizione realistica? 
Al di là degli slogan, dal punto di vista della gestione della sicurezza interna la strada da seguire non può che essere quella di potenziare tutti i dispositivi di sicurezza nei confronti degli obiettivi sensibili e di aumentare la collaborazione e lo scambio delle informazioni sui potenziali terroristi presenti sul territorio europeo. 

Hollande l'altro giorno ha detto che "Parigi è la capitale d'Europa". Lei che è stato per tanti anni nella presidenza dell'europarlamento, è d'accordo?
Sì, uno dei punti di forza dell'Europa è proprio il suo motto, "uniti nella diversità". Dopo la strage di Parigi io aggiungerei anche "uniti nelle avversità". Parigi è quindi la capitale di un'Europa che non ha nessuna intenzione di cedere di fronte a chi utilizza il nome di Dio per il proprio progetto di potere invocando Dio ed uccidendo gli uomini. 

Qual è secondo lei l'Europa che gli jihadisti hanno davvero attaccato, e qual è l'Europa che è più politicamente e idealmente attrezzata per confrontarsi con l'islam?
E' difficile dire quale sia l'Europa che c'è nella testa dei terroristi. Di certo, dall'esterno siamo percepiti come un continente molto fragile perché diviso dal punto di vista politico, nonostante le istituzioni europee siano una realtà ormai consolidata. Il mio augurio, in chiusura del semestre europeo a guida italiana, è che ci sia un inizio effettivo di una vera politica estera della Ue e che non ci tocchi considerare tra pochi mesi l'Alto rappresentante come l'ennesimo dirigente soprammobile chiamato a ratificare le non decisioni prese da ogni singolo stato membro. L'Europa più adeguata ad un confronto con l'islam è un'Europa che ha piena coscienza della propria storia e delle proprie radici. Non il mondo di questi giorni, ma il mondo che si è aperto dopo l'11 settembre ci chiede pensieri forti per poter reggere il governo della globalizzazione e la sfida del terrorismo. 

Quindi?
Occorre costruire un soggetto dall'identità forte, plurale, aperto, democratico. Dobbiamo consolidare un progetto politico che sappia affrontare il tema fondamentale della competitività dell'Europa coniugando competitività e solidarietà, secondo un modello nel quale solidarietà e questione sociale sono un fattore di competitività e la competitività è la condizione prima anche per alimentare una "welfare society" generosa. 


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COMMENTI
17/01/2015 - Che illusione! (Rodolfo Spezia)

Mario Mauro mi spieghi quale sarebbe l'islam più sano, visto che non esiste un unico islam, con un unico capo paragonabile al Papa?