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NEW YORK ENCOUNTER 2015/ Carrón: se Cristo ci riporta a casa da "nowhere"

Pubblicazione:lunedì 19 gennaio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 19 gennaio 2015, 12.20

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"In the middle of nowhere": potrebbe essere il titolo di un disco inciso in qualche scantinato del Greenwich Village, poche strade più a sud del Metropolitan Pavillon. "Nel bel bezzo di nessun posto": dice proprio così don Julian Carron, mentre risponde alla prima domanda dell'incontro "In search of a new beginning", conclusivo del New York Encounter 2015. Don Josè Medina, leader di Cl negli Usa gli ha appena parlato di uomini "terrorizzati": in America o altrove. Più spaventati che convinti dalla coscienza viva del loro "desiderio di felicità"; quasi sempre imprigionati in mezzo al nulla dall'incapacità di individuare il "journey", il tragitto giusto.

Tirarsi fuori dalle sabbie mobili di un conformismo che non realizza nulla è sempre una "scelta", dice Carron al "popolo dell'Encounter" riunito nel grande North Theater. E' vero, c'è sempre un "but", un "ma" a trattenere l'io dal seguire l'apparenza di una "great life" dettata dal mondo. Ma è un errore - un errore d'origine, " at the beginning" -  puntare tutto sullo "sforzo", ingaggiare un braccio di ferro con la propria ""coerenza" (anzitutto con la presunta forza risolutiva della coerenza etica): non è questo che ci salva e che ci indirizza sul path di una "pace" che è pienezza e solidità. 

"Non è l'etica, non è l'adesione a un set di regole che ci apre alla felicità, ma la conoscenza: il riconoscimento della nostra natura umana, del limite del peccato e di quel Qualcuno con cui entriamo in rapporto e che dà finalmente la direzione al nostro cammino".

E' da questo che gli uomini sono in fondo "terrorizzati", spesso da qualcosa che assomiglia al cinismo: dalla loro incapacità di coraggio nel riconoscere Cristo, nell'accettare di essere educati, salvati, resi felici da lui". Carron ricorda il Vangelo della messa concelebrata la mattina all'Encounter, assieme al cardinale O'Malley: Pietro e Andrea che riconoscono Gesù, che si fanno "pescare" da lui, che non gli oppongono resistenza.

Ma anche "The Prodigal Son", il figliol prodigo, è una pagina del Vangelo che a molti uomini "terrorizzati" farebbe bene rileggere, consiglia Carron. E' proprio quando lui stesso meno se lo sarebbe aspettato - ridotto a essere guardiano di porci - che al figliol prodigo diventa chiaro che solo il suo rapporto con il Padre può riaprirgli la strada di casa. Gli diventa evidente che è l'unica cosa importante, quella decisiva: che è il Padre che lo richiama a casa,  lui mai riuscirebbe a riannodare le fila di una vita spersa, spaesata. Che sembrava finita "in the middle of nowhere".  



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COMMENTI
19/01/2015 - Grazie, don Julian! (Luigi PATRINI)

Grazie per quanto hai detto! Grazie anche se la sintesi che ne è presentata in questo articolo è proprio breve. Cercheremo altrove il testo del tuo intervento. Grazie, comunque, perché fai proprio tornare la voglia di "un nuovo inizio". Spesso mi tornano alla mente le parole di Pavese: "la vita è bella, perchè ogni istante è un nuovo inizio". Un nuovo inizio! Spero che in tanti lo capiscano. Che lo capisca io stesso per primo, ma anche che lo capiscano tanti nostri amici impegnati in politica! Un nuovo inizio anche per loro, magari facendosi da parte e lasciando spazio a nuove forze, che tra noi non mancano! Un nuovo inizio può essere anche un riprendere il proprio lavoro, quello che si faceva prima di far diventare "mestiere" l'impegno politico! Anche il "figliol prodigo", in fondo, tornando al Padre cambierà il "lavoro" che stava facendo. Tornando al lavoro di prima, ma in modo nuovo, si può trovare anche il tempo di dare una mano a chi ti sostituisce. Per "dare una mano" non è necessario essere in prima linea!