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COLPO DI STATO/ Yemen, una pedina strategica nella guerra tra sunniti e sciiti

Pubblicazione:giovedì 22 gennaio 2015

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Così possiamo leggere tutte le rivolte in corso in Libia, in Siria, in Iraq, in Bahrein e nello Yemen per l’appunto. In quella che una volta era l’Arabia Felix hanno prevalso fino ad oggi i gruppi sunniti prevalentemente legati e finanziati dall’Arabia Saudita. Nelle maglie larghe di un controllo statale quasi assente si sono poi infiltrate cellule di addestramento legate ad al Qaeda e al suo nucleo fondante conosciuto come AQAP (Al Qaeda in the Arabian Peninsula). Oggi però la situazione viene ribaltata dall’ennesima controffensiva delle milizie sciite sostenute dall’Iran, il cui obiettivo è quello di riportare verso quel campo la preminenza strategica. Una pedina in più, quindi, per il fronte sciita in questa sanguinosa e lunga guerra per procura. Fino almeno alla prossima controffensiva dei gruppi sunniti, che non resteranno certo a guardare.

In questo scenario di vuoto e di fragilità possono quindi prosperare i gruppi satelliti legati al terrorismo. E’ esattamente ciò che è accaduto al confine tra Siria e Iraq, dove la combinazione tra scomposizione geografica dei confini, lotta per la supremazia tra sunniti e sciiti, vuoto lasciato dal presidio delle truppe americane ha potuto mettere radici un movimento terroristico che si è addirittura – almeno questa è la sua ambizione – fatto Stato. Quando si parla quindi di ricette o di rimedi contro il Califfato e la violenza occorre innanzitutto analizzare i fenomeni nella loro portata più autentica: non una lotta di quartiere tribale, ma un cambiamento geopolitico enorme negli assetti regionali e globali.



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