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ISIS/ Micalessin: è a un passo dall'Italia e Renzi non se n'è accorto

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Siamo di fronte a un tentativo del califfato di espandersi che è in atto sin dallo scorso novembre, e di fronte a cui il premier Renzi a lungo è rimasto sordo e cieco. Il risultato è che il governo italiano si trova con la bandiera del Califfato a 800 chilometri dalle sue coste. Ciò per l’Italia è un motivo di grandissima preoccupazione, e non a caso l’argomento è stato al centro dei colloqui a Roma tra Renzi e il presidente egiziano Al-Sisi, eppure per mesi il presidente del Consiglio ha fatto orecchi da mercante. La nascita del califfato a Derna è anche frutto dell’indifferenza con cui l’Italia ha guardato quanto avveniva in una terra come la Libia che ospita vitali interessi nazionali per il nostro Paese.

 

Che cosa rischia l’Italia per la presenza ormai così vicina del Califfato?

L’Italia sta già scontando l’assoluta incapacità di controllare il petrolio e il gas, e ora rischiamo che i flussi migratori finiscano nelle mani dell’Isis. Già un anno fa avevo denunciato come alcune fazioni di Al Qaeda controllassero il traffico degli uomini. Se l’Isis ha preso il sopravvento, eserciterà un controllo su quella che è una delle fonti di reddito principali. Avremo clandestini utilizzati e gestiti, oltre che da fazioni qaediste, anche da gruppi legati al califfato. Questo con tutti i rischi che ciò comporta, dal fatto di aumentare i finanziamenti dell’Isis, al rischio di infiltrazioni di terroristi nella stessa Italia.

 

Nel frattempo in Egitto l’anniversario della rivoluzione è stato segnato dal sangue. Che cosa sta avvenendo?

La spietata repressione di Al-Sisi nei confronti dei Fratelli musulmani ha prodotto la fuga in avanti di alcune componenti più estremiste al loro interno. Queste ultime di fronte alla prospettiva della galera hanno scelto la rivolta armata. Al Cairo cellule dormienti sono diventate operative e cercano di colpire. Il vero rischio è la caduta del bastione di Tobruk, e dunque l’apertura di un cordone ombelicale che metta in diretto contatto l’Isis di Derna con le frange più estremiste che operano sul territorio egiziano. E’ per questo che Al-Sisi vede con estrema preoccupazione la situazione libica e ha mandato i suoi aerei a bombardare le forze jihadiste.

 

(Pietro Vernizzi)

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