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RUSSIA/ Pezzi (arcivescovo di Mosca): il perdono di quel Bambino, più forte di ogni potere

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A. Rublev, Cristo Salvatore (XIV sec). (Immagine d'archivio)  A. Rublev, Cristo Salvatore (XIV sec). (Immagine d'archivio)

E come duemila anni fa ai pastori, anche a noi oggi il Mistero di Dio chiede di accogliere questo segno al tempo stesso grande, grandissimo e semplice, semplicissimo: un bambino, che ha bisogno di tutto, ma da cui si irradia una luce bellissima che abbraccia, che riempie di stupore, che infonde voglia di ricominciare, desiderio di ricostruire le città distrutte come dice il profeta Isaia. 

E questo segno, questo Bambino che è il Segno supremo della presenza di Dio tra gli uomini, porta con sé una chiave che apre sempre di nuovo quelle porte del cuore troppo velocemente chiuse, apre una prospettiva, invita ad incontrarci, a metterci in rapporto come cent'anni fa accadeva a uomini che sul fronte della grande guerra si odiavano senza nemmeno conoscersi. Questo Bambino introduce il perdono che è più forte di qualsiasi potere, la grazia di una gratuità più forte perfino della pretesa di fare buoni gli uomini, nonostante loro. 

A noi come ai pastori duemila anni fa sono dati gli stessi strumenti: questo bellissimo cuore che Dio ci ha fatto e che chiede di essere se stesso in ogni situazione, questo cuore che può pulsare di stupore e cambiare umilmente il destino del mondo intero. E questa bellissima e scomoda libertà che non si riesce ad accontentare con qualcosa di meno dell'infinito, e che ci urge ad aderire a questo Bambino, a seguirlo. 

Il Natale non è una festa che divide, anche se lo festeggiamo in date diverse, e non mette neppure una barriera che divide gli uomini in credenti o non credenti. Dio viene per tutti, come venne duemila anni fa, e non fece scelta di rivolgersi solo alle persone particolarmente religiose ma si offrì a tutti, a tutti coloro che erano disposti ad accoglierlo, a quegli uomini di buona volontà di cui parla il Vangelo, a quegli uomini che Dio ama, cioè a tutti, perché il Mistero di Dio che si fa compagnia al destino dell'uomo ama tutti, e ciascuno secondo il proprio destino.

Il Natale non sarà allora formale, non sarà riaccaduto invano se ci lasciamo stupire da questo Bambino, se lasciamo che cuore e libertà siano provocati, rimessi in moto.



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