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RUSSIA/ Pezzi (arcivescovo di Mosca): il perdono di quel Bambino, più forte di ogni potere

Il 7 gennaio in Russia ortodossi russi e greco-cattolici commemorano il Natale secondo il calendario giuliano. Mons. PAOLO PEZZI, Metropolita della Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca

A. Rublev, Cristo Salvatore (XIV sec). (Immagine d'archivio) A. Rublev, Cristo Salvatore (XIV sec). (Immagine d'archivio)

In Russia la comunità cattolica ed alcune altre comunità cristiane festeggiano il Natale il 25 dicembre secondo il calendario gregoriano. Poi arriva il nuovo anno, che in Russia si è imposto nel tempo come la festa più sentita dalla gente, una festa che, secondo un uso ormai consolidato, va passata in famiglia o con le persone più care e vicine. Ed ora il 7 gennaio ci apprestiamo a commemorare il Natale secondo il calendario giuliano, che in questa data festeggiano alcune chiese ortodosse, tra cui quella russa, ma anche la chiesa greco-cattolica ed alcune altre comunità cristiane. Quindi per due settimane c'è un clima quasi "naturale" di festa.

Quest'anno gli eventi festivi accadono in un momento non facile per l'intera comunità russa, ma anche per tanti altri nel mondo. La situazione di indubbia crisi che si respira, nonostante un diffuso infuso ottimismo, la dinamica degli avvenimenti nella vicina e lontana allo stesso tempo Ucraina, dove le tensioni non sembrano allentarsi, ma al contrario inasprirsi, la pace tanto cercata, quanto bistrattata in tanti luoghi del mondo, dove fragili corse al potere restano basate sull'odio e sulle offese subite e fatte in passato, lo sconcertante diminuire del valore della vita che arriva a livelli di barbarie mai riscontrati prima, la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e in Africa, ma non solo, là dove essi sono semplicemente portatori di una novità troppo scandalosamente provocante... tutto ciò cospira a minare anche quel tenero filo di speranza che sempre porta con sé un anno nuovo appena cominciato. 

Ora, in questo clima, che direi mondiale, quello che non può non ferire anche il cuore più indurito è che non sono i valori, le teorie a soffrire, non c'è una sofferenza delle ideologie. A soffrire, a perdere la speranza sono gli uomini, uomini concreti. È l'uomo, l'uomo concreto ad essere al centro dell'attacco di questa che potremmo chiamare una sorta di "Chernobyl spirituale" in cui ad essere preso di mira è purtroppo l'essere stesso, la persona concreta. Anche se di questo si parla poco o niente, è in atto una tragedia, e a soffrirne è proprio l'io.

È in questo contesto che ci raggiunge il Natale. E sorprendentemente questo annuncio è capace di tenere conto di questi fattori di tragedia molto più di tutte le nostre possibili analisi. Questo semplice e sconvolgente evento allo stesso tempo, è capace di tenere presente tutti i fattori in gioco compresi tutti gli orrori ad essi connessi. I tempi sono sempre stati "cattivi", anche se a noi che viviamo i nostri tempi, questi possono sembrarci — e forse lo sono — particolarmente "cattivi". 

Ed ecco che come duemila anni fa Egli viene. Tutto l'Avvento abbiamo risentito e ripercorso questo pungolo di "toska", questo clima di nostalgia per il Mistero di Dio, che è Colui che viene e ci chiama a partecipare di questa sua strana forza di attrazione e di cambiamento.