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ISLAM/ Attentati alle moschee, la Svezia "anticipa" l'Europa?

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Dopo il lungo periodo di fuoco che ha contraddistinto l’avanzata di Isis, con tutto ciò che ne è conseguito fra Iraq e Siria, e nel quale fra decapitazioni di massa e deportazioni di donne per la schiavizzazione da parte dei jihadisti parlare di islamofobia sarebbe stato controproducente oltre che dannoso, il silenzio dell’estremismo intellettuale è finito. E possiamo tornare laddove avevamo iniziato: in corrispondenza con questi due attentati incendiari, guarda caso nella democratica e tollerante Svezia in cui si contano più di nove milioni di fedeli musulmani, si torna a sentir parlare di islamofobia e di intolleranza. Ed è proprio nell’Europa del Nord dove il progetto invasivo studiato a tavolino e datato ormai lontano nel tempo, ha creato dei veri e propri territori franchi e ha preso il via la globalizzazione del multiculturalismo e dell’estremismo, camuffato da società perfettamente integrata, dove il metodo della Fratellanza applicato all’etica ha dato i suoi frutti migliori, tanto da costruire un’ascesa irresistibile. Tutto questo è in questa sede difficile da analizzare, ma basti sapere che Omar Mustafa, capo dell’associazione dei musulmani di Svezia, intervistato sull’accaduto ha chiosato parlando di “odio per gli stranieri in aumento” e di “astio verso la comunità musulmana nel Paese”.

E i media internazionali, italiani in prima fila, hanno seguito la scia, riportando un servizio della rivista Expo, parlando di sequela di attentati anti-Islam in Svezia: uno nel Dicembre del 2013 (ben 12 mesi prima) e da quel momento uno al mese fino al Natale appena trascorso, non spiegando nel dettaglio di cosa si sia trattato. A patto che una finestra rotta si possa definire attentato, ovviamente. Come sempre mi piace lasciarvi con delle domande a cui rispondere rivolgendovi senza paura alla vostra coscienza: cosa vogliono significare questi due episodi in Svezia? Anche qui opera di un pazzo? E se di pazzo si trattasse, da che parte sta?

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